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L’Italia schiera i cacciamine per difendere Hormuz ma Crosetto chiede il via libera del parlamento

Ariel Piccini Warschauer.

L’Italia fa sul serio e, quando si tratta di difendere le rotte commerciali e la legalità internazionale, la Marina Militare risponde “presente”. C’è il piano, ci sono gli uomini e ci sono soprattutto le navi, già posizionate in punti strategici. L’obiettivo è lo Stretto di Hormuz, l’imbuto geopolitico più caldo del pianeta, dove il nostro Paese è pronto a fare la sua parte in una delicatissima missione internazionale di sminamento.

Il contingente tricolore è già virtualmente delineato: quattro navi dragamine e un pacchetto di militari che oscilla tra le 400 e le 500 unità. Il cuore operativo della missione sarà rappresentato dai cacciamine Rimini e Crotone, gioielli tecnologici della nostra flotta attualmente di stanza a Gibuti per attività addestrative e pronti a muovere verso l’obiettivo. A supportarli, una nave logistica e una nave di scorta (con ogni probabilità il pattugliatore polivalente d’altura Montecuccoli).

Se la macchina militare è già oliata e pronta a scattare, la politica muove i suoi passi con il dovuto pragmatismo. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha blindato l’operazione fissando precise “precondizioni”: la missione dovrà muoversi in un quadro di prospettiva di pace, dovrà essere accettata da tutte le parti in causa e – passaggio istituzionale imprescindibile – dovrà ricevere il via libera del Parlamento italiano. Nessun azzardo, dunque, ma una postura da nazione responsabile.

Sulla stessa linea d’onda il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha accelerato sul fronte diplomatico ed economico, legando la missione navale alla tutela diretta del nostro tessuto produttivo. “L’Italia, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, è pronta a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto”, ha scandito il vicepremier.

Per Tajani non si tratta solo di geopolitica, ma di difesa del Made in Italy. Non è un caso che il titolare della Farnesina abbia voluto convocare d’urgenza il “Tavolo Hormuz” per aggiornare le imprese italiane sui risvolti commerciali della crisi: “La libertà di navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali è cruciale per la nostra economia”, ha ricordato. Dopo mesi di venti di guerra nel Medio Oriente, lo sblocco di Hormuz rappresenta la chiave per ridare ossigeno ai mercati e sicurezza ai nostri scambi commerciali.

L’asse europeo con Regno Unito, Francia e Germania c’è. L’Italia è pronta a fare la capofila, rivendicando quel ruolo da protagonista nel Mediterraneo allargato che per il governo Meloni le spetta di diritto. La parola, ora, passa alle Camere per un dibattito che si preannuncia infuocato. 

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