Il doppio gioco di Teheran, droni contro i mercantili nel mezzo dei negoziati con gli Usa
di Ariel Piccini Warschauer.
L’inchiostro sul memorandum d’intesa digitale siglato domenica tra Washington e Teheran non si è ancora asciugato, ma per la Repubblica Islamica i patti bilaterali sembrano valere meno della carta su cui sono scritti. Secondo quanto rivelato da fonti qualificate al Jerusalem Post, l’Iran ha continuato a lanciare attacchi con droni contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz ogni singola notte da quando è stato annunciato lo storico accordo voluto dall’amministrazione Trump.
Una pioggia di velivoli senza pilota guidata dal Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (i famigerati Pasdaran), che punta dritta al cuore del commercio marittimo globale proprio mentre la diplomazia internazionale si prepara alla firma formale del testo definitivo, prevista per questo venerdì.
La notizia, confermata a livello ufficiale anche da fonti della Difesa statunitense alla NBC, delinea uno scenario di profonda ipocrisia strategica. Se da un lato il presidente Donald Trump rivendica su Truth Social il completamento di un accordo quadro per la stabilità mediorientale – che prevede l’immediata ripresa delle vendite di petrolio iraniano e lo sblocco dei fondi sanzionati –, dall’altro le forze iraniane sul campo mantengono inalterata l’ostilità militare.
Solo l’efficacia dello scudo protettivo statunitense ha evitato la tragedia. “Tutti i droni sono stati intercettati e abbattuti dalle forze militari degli Stati Uniti prima che potessero rappresentare una minaccia reale per i mercantili, le navi militari o il personale presente nella regione”, riferisce la fonte del quotidiano israeliano. Il Pentagono si trova così nella paradossale situazione di dover fare da scudo balistico a navi commerciali minacciate dallo stesso attore con cui la Casa Bianca sta definendo i dettagli della revoca delle sanzioni economiche.
I continui raid notturni nel canale di Hormuz – via di transito per un quinto del greggio mondiale – non fanno che confermare i peggiori timori dell’intelligence e della politica israeliana. Nelle stesse ore, un rapporto riservato della Cile (divulgato dalla CNN) segnala come Teheran abbia ormai acquisito la capacità tecnica di “chiudere a piacimento” lo Stretto di Hormuz.
A Gerusalemme il clima è teso. L’esecutivo israeliano osserva con estrema preoccupazione i dettagli trapelati sul MoU, giudicato da molti funzionari della Difesa come “incredibilmente vago” sul piano delle reali garanzie di sicurezza e del tutto privo di riferimenti alla tutela dello Stato ebraico. Mentre i vertici dei Pasdaran giocano al doppiogioco tra diplomazia d’alto bordo e terrorismo marittimo d’attrito, per l’Occidente si profila un severo bagno di realtà: l’Iran non ha alcuna intenzione di cambiare natura, accordo o non accordo.





