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Accordo con l’Iran, è scontro alla Casa Bianca e Trump vuol cacciare i falchi Hegseth e Ratcliffe

Ariel Piccini Warschauer.

Donald Trump non ammette repliche, specialmente quando c’è di mezzo il suo lascito geopolitico più ambizioso. Le indiscrezioni rilanciate da Israel Hayomsquarciano il velo sulla fortissima tensione che sta agitando i corridoi della Casa Bianca all’indomani dello storico – e contestatissimo – accordo sul nucleare siglato con Teheran. Secondo fonti interne all’amministrazione, il Presidente americano starebbe seriamente valutando la rimozione di alcune delle figure più importanti della sua squadra di sicurezza nazionale: il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, e il Direttore della CIA, John Ratcliffe.

«Il dibattito è finito. Chi si è opposto potrebbe subire conseguenze personali pesanti», avrebbe riferito senza giri di parole un alto funzionario statunitense. Una frase che fotografa una vera e propria epurazione interna in stile The Apprentice, applicata stavolta ai massimi vertici della difesa e dell’intelligence globali.

Alla base della faglia che si è aperta a Washington ci sono i dubbi espressi proprio dai “falchi” della sicurezza. Rapporti di intelligence confidenziali, sollevati in prima battuta da Ratcliffe e condivisi da Hegseth, indicano come le discussioni interne ai vertici iraniani siano “incoerenti” rispetto alle promesse fatte ai mediatori internazionali. In sostanza, la CIA teme che Teheran stia barando e che non abbia alcuna intenzione di rispettare le concessioni sul nucleare e sull’arricchimento dell’uranio.  

Di fronte allo scetticismo dei suoi tecnici, Trump ha tirato dritto, forte dell’appoggio della fazione “diplomatica” guidata dal vice JD Vance e dagli inviati speciali Jared Kushner e Steve Witkoff, grandi architetti dell’intesa con gli ayatollah e i pasdaran. Per il tycoon, l’accordo soddisfa tutte le linee rosse di Washington (stop all’atomica e riapertura dello Stretto di Hormuz); per i dissidenti interni, si tratta di una scommessa troppo pericolosa.

Se Hegseth e Ratcliffe sono ormai sul piede di partenza, chi sembra essere riuscito a navigare la tempesta senza rischiare la poltrona è il Segretario di Stato Marco Rubio. Nonostante anche Rubio avesse manifestato forti perplessità sulla reale volontà di Teheran di cedere alle richieste americane, la sua posizione non sarebbe attualmente in pericolo, sintomo di una mediazione politica che lo mette al riparo dal nucleo duro degli epurati.

La purga, se confermata, invierebbe un segnale chiarissimo non solo a Washington, ma anche agli alleati regionali – a partire da un refrattario Benjamin Netanyahu: sull’Iran si fa come dice Trump. E chi non si adegua alla linea della distensione è fuori.

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