Due date del mese di giugno per ricordare il patriota Tito Strocchi
Roberto Pizzi.
Vi sono due date nel mese di giugno che ci riportano alla memoria Tito Strocchi, personaggio del
Risorgimento, che fu espressione della città di Lucca impegnata coi suoi uomini migliori in quel
disegno unitario che collocherà la nuova Italia nell’alveo della modernità. La sorte volle che
proprio questo mese registrasse le date della sua morte e della sua nascita: il 12 giugno del 1879
avveniva la prematura scomparsa dello Strocchi, all’età di 33 anni; il 26 dello stesso mese del 1846
avveniva la sua nascita, della quale quest’anno ricorre il 180° anniversario.
Già in precedenza di questo personaggio avevamo tratteggiato un breve profilo su questa rivista, con
un articolo del 10 marzo (Mazziniani in azione: il lucchese Tito Strocchi), ma la situazione attuale
del dibattito storico – politico cittadino ci è sembrata caratterizzarsi ulteriormente per la presenza
di una sottile campagna di rimozione della memoria collettiva del Risorgimento, tanto da indurci a
ritornare sull’argomento. Il fenomeno è stato rilevato anche dal prof. Luciani, che offre a questo
giornale on line un suo ponderato articolo che ci aggiorna sugli sviluppi della sconcertante
situazione che va interessando il Museo del Risorgimento locale e che vede l’ Amministrazione
Provinciale di Lucca privare questo istituto culturale dell’uso dei locali ove ha avuto sede per 13
anni. Giustamente il prof. Luciani – che ha speso gratuitamente molte delle sue energie per questo
istituto culturale – denuncia l’impossibilità del Museo di compiere i suoi fini istituzionali, non
avendo una sede consolidata e quindi non essendo più in grado di ricordare le figure del passato
nelle varie ricorrenze, come quelle del mese in corso relative a Tito Strocchi. In sostanza sembra
confermarsi ciò che lo storico Giovanni Belardelli indicò nel suo libro Il tramonto del passato. La
crisi della storia nella società contemporanea (2025): ossia l’abbandono virtuale
dell’insegnamento della Storia nelle società occidentali ed anche per Lucca, dove si vive solo nel
presente, nell’ignoranza crescente, e si cancella il ricordo del nostro passato che ci ha portato, con
fatica, alla democrazia.
Con queste poche righe vorremmo provare a supplire a queste cappa di oblio, ricordando chi è
stato Tito Strocchi e cosa ha rappresentato nella storia della città.
Nacque a Lucca il 26 di giugno del 1846, da genitori romagnoli, trasferitisi nella città toscana, i
quali riuscirono con grandi sforzi a mantenerlo agli studi, consentendogli di laurearsi in Legge a
Pisa, alla fine del 1866. Proprio quell’ anno Strocchi si offrì come volontario per combattere nella
III Guerra d’Indipendenza. La sua vita fu breve ma intensa, vissuta senza risparmio, con una grandecarica ideale ai più sconosciuta e semmai avversata allora, come nei giudizi postumi, poiché ai
molti dispiace trovare nelle virtù altrui lo specchio delle proprie debolezze. Augusto Mancini lo
definì “soldato garibaldino e anima mazziniana”, lodandolo per il coraggio, dote che aveva
dimostrato combattendo con Garibaldi contro lo Stato Pontificio, a Bagnorea, Monterotondo e a
Mentana (dove venne catturato e rinchiuso poi in Castel S. Angelo), e contro i Prussiani, nel 1871, a
fianco dei Francesi, meritandosi sul campo la promozione ad ufficiale. Con altrettanto coraggio
operò a fianco di Mazzini, che lo riteneva uno dei suoi uomini migliori, anche per il suo impegno a
organizzare trame sovversive, fra le quali i moti insurrezionali lucchesi del giugno 1870 sventati
dalle autorità e puniti con il carcere. La letteratura e la politica lo appassionarono: scrisse poesie,
lavori teatrali e prose ed ebbe un’intensa attività giornalistica, fondando a Lucca “Il Serchio”,
collaborando poi alla “Voce del Popolo” di Bologna, al “Corriere della Provincia di Massa”, alla
più famosa testata de “Il Dovere”, a “Lo Squillo”di Genova.
La data del 12 giugno 1879 registra invece la fine della sua vita terrena, evento non
trascurabile per Lucca, dove prese il via una serie di accese polemiche in merito al suo funerale.
Numerosi ostacoli vennero frapposti dai clericali per impedire la sua sepoltura nel cimitero
cittadino, in quanto lo Strocchi non si riconosceva nei valori della religione ufficiale.
L’attuale clima politico cittadino caratterizzato dalle polemiche in corso sul nome da
attribuire al nuovo Ponte sul Serchio, sulle vicende dello “sfratto” dalla sua sede del Museo del
Risorgimento e da altri equivoci comportamenti delle principali autorità amministrative locali,
lasciano sospettare la presenza di un mainstream animato da un tentativo di cancellare la memoria
di un periodo in cui lo spirito laico della città era fiero, battagliero e non sordo ai grandi
movimenti di pensiero europei. Allora a Lucca arrivavano da Oltralpe idee e cultura, invenzioni e
scoperte, si stampavano, anche clandestinamente, e circolavano libri di ogni specie. Dal 1786 si
pubblicò a Lucca l’ “Encyclopédie” di Diderot e D’Alembert, che fu la prima edizione italiana. La
nostra provincia fu annoverate fra le più impegnate nelle lotte risorgimentali grazie a personaggi
come Antonio Mordini, Nicola Fabrizi, Pietro Barsanti, Luigi Ghilardi e altri ancora. Tito Strocchi
fu un libero pensatore e alla sua morte prematura il Municipio gli negò la sepoltura nel Cimitero
urbano, come detto sopra, ma la decisa reazione dei democratici ottenne la revoca del divieto di
inumazione, non senza strascichi polemici protrattisi negli anni a seguire. Due famosi uomini di
lettere hanno lasciato ai lucchesi un ricordo di Tito Strocchi: Giosuè Carducci che scrisse l’epigrafe
tombale ancor’oggi leggibile nel nostro Cimitero urbano e Augusto Mancini che volle i suoi versi
incisi nella targa monumentale dello scultore Francesco Petroni, apposta nel giugno del 1913,
davanti ad un folla di cittadini entusiasti, sotto il loggiato del Palazzo Pretorio, nella centrale
piazza dell’antico Fòro romano.





