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Per Aldo Cazzullo alla fine prevaranno i campioni e le emozioni del calcio mondiale sulle polemiche politiche

L’editoriale di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera è una difesa del primato del calcio sulla politica. Pur riconoscendo le contraddizioni e le polemiche che accompagnano il Mondiale che inizia oggi, ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada, il giornalista sostiene che alla fine saranno il gioco, i campioni e le emozioni sportive a prevalere.
Cazzullo parte dalle ombre che gravano sulla competizione: le politiche migratorie di Donald Trump, le difficoltà per alcune delegazioni come l’Iran, il caso dell’arbitro somalo escluso dagli Stati Uniti e il costo elevato dei biglietti, che rischia di allontanare il pubblico popolare dagli stadi. Tuttavia invita a guardare alla storia recente. Anche il Mondiale del 2022 in Qatar era stato duramente contestato per le violazioni dei diritti umani, ma ciò che è rimasto nella memoria collettiva è soprattutto la straordinaria finale tra Lionel Messi e Kylian Mbappé. Cazzullo ricorda che quasi tutte le grandi manifestazioni sportive sono state attraversate dalla politica: dalle Olimpiadi di 1968 Summer Olympics segnate dal massacro degli studenti, a 1972 Summer Olympics con l’attentato agli atleti israeliani, fino al Mondiale argentino del 1978, disputato sotto la dittatura militare. Eppure, osserva, il ricordo popolare si concentra quasi sempre sui protagonisti sportivi, sui gol, sulle vittorie e sulle sconfitte. Il cuore dell’articolo è racchiuso nelle ultime righe: il calcio conserva una dimensione quasi magica, capace di superare polemiche, governi e ideologie. «Il calcio resta l’infanzia dell’umanità», scrive Cazzullo, convinto che tra qualche anno nessuno ricorderà questo Mondiale come “quello di Trump”, ma come il Mondiale dei suoi campioni, delle sue partite e delle sue emozioni. Perché, conclude, nessun presidente può davvero rovinare la festa del calcio mondiale.

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