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Gli ex sindaci-banchieri dicono la loro sull’attualità e il destino del Monte dei Paschi che vive un inizio di settimana “rovito”

Sono stati dipendenti del Monte dei Paschi e sindacalisti dei bancari della Cgil e oggi rivelano molta preoccupazione per il destino di Rocca Salimbeni. Sono Pierluigi Piccini e Bruno Valentini e il primo venne definito da Alfredo Monaci “il sindaco banchiere” in tono non amichevole. Dopo la domenica “rovita”, per dirla alla senese, del mondo bancario, commentano il cosiddetto risiko, che sarebbe meglio chiamarlo “gioco delle banche”.

“Ohi la situazione si è complicata terribilmente” scrive Bruno Valentini sul suo profilo social. Si riferisce al “gioco” che vede protagonista la Banca Monte dei Paschi in una domenica convulsa e ricca di colpi di scena. “La mossa di domenica pomeriggio da parte di Bpm verso Banca Mps non era solo un’offerta amichevole – dice Valentini – per costituire un nuovo grande polo bancario, che garantisse l’autonomia dei due protagonisti. Dopo poche ore la vera partita si è svelata (almeno per ora). Perché la proposta di Castagna, ceo di Bpm, probabilmente concordata con Luigi Lovaglio, ad di Banca Mps, era il fuoco di sbarramento contro l’attacco della più grande banca italiana sferrato per prendersi il Monte dei paschi, Mediobanca, Bpm ed infine Generali in un solo colpo”. Infatti Banca Intesa ha lanciato una enorme offerta di acquisizione per scambio azionario (molto allettante per gli azionisti), contando sull’alleanza con Unipol e Bper (a cui andrebbero nominalmente gli sportelli bancari che servono per evitare accuse di eccessiva concentrazione). 
“Una manovra che ridisegnerebbe in modo drastico il sistema creditizio-finanziario-assicurativo nazionale – osserva Valentini -, garantendo a Banca Intesa un ruolo centrale e dominante, anche contro le mire espansionistiche dei rivali storici di Unicredit dell’ambizioso Orcel. Una operazione di portata storica che per Siena al momento sembrerebbe esiziale, nel senso che Banca Mps sarebbe inglobata in un mega gruppo che non potrebbe a mio parere che rendere inutile la Direzione Generale a Siena, se non per una mera vetrina. Una condizione che favorirebbe la scalata di Banca Intesa e dei suoi alleati è la fame di soldi degli eredi Del Vecchio che attraverso la Delfin sono soci di riferimento nell’azionariato Mps. Ora vedremo quali carte ha da giocare Luigi Lovaglio, che diventerebbe un manager secondario nel caso la Opas di Banca Intesa andasse in porto”. L’ex sindaco di Siena pensa che “il governo potrebbe giocare un ruolo (è ancora azionista rilevante di Banca Mps con un 5% circa), ma senza esagerare perché il ministro Giorgetti non può agire liberamente. Sarà un’estate bollente”. E aggiunge: “Dovrebbero muoversi anche i sindacati, per capire e chiedere garanzie per i dipendenti. Ma stamani non mi sento ottimista sull’esito, perché se ad orientare le scelte degli azionisti chiamati ad aderire ad un’opzione invece che ad un’altra sarà la mera convenienza economica, sarà dura”. E anche un altro ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, esprime un’opinione pessimista e vede la banca più antica del mondo come preda più che predatrice. Sono ore “rovite” per usare ancora l’espressione che si usa più nelle campagne senesi che nelle lastre e, in un caso come questo, ci vuole il cervello fino del contadino per capire e perché il Monte dei Paschi di Siena ne esca fuori con la sua identità e non per farsi utilizzare come banca-museo da mostrare come reperto storico.

Gli ex sindaci-banchieri dicono la loro sull’attualità e il destino del Monte dei Paschi che vive un inizio di settimana “rovito”

Riunito il cda del Monte dei Paschi

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