Il vertice di Londra segna una possibile svolta nella guerra in Ucraina
Maurizio Molinari su La Repubblica scrive il vertice di Londra segna una possibile svolta nella guerra in Ucraina perché, per la prima volta dall’inizio del conflitto, la Russia appare in difficoltà sul piano militare e i principali Paesi europei possono tentare di assumere un ruolo più attivo. L’autore sostiene che i successi ottenuti dalle forze di Volodymyr Zelensky grazie all’impiego massiccio dei droni abbiano rallentato e in alcuni settori invertito l’avanzata russa, neutralizzando anche l’apporto dei rinforzi nordcoreani. Particolarmente significativo è considerato il recente attacco ucraino contro obiettivi energetici e militari nell’area di San Pietroburgo, che avrebbe mostrato le difficoltà di Mosca nel proteggere il proprio territorio e persino uno degli eventi economici più importanti del Paese. Secondo Molinari, questa situazione indebolisce la posizione di Vladimir Putin, pur lasciandogli la capacità di continuare a colpire l’Ucraina con missili e droni. In questo contesto Zelensky si presenta ai partner europei non soltanto per chiedere aiuti, ma per proporre una nuova iniziativa diplomatica che veda Regno Unito, Francia e Germania sostituire gli Stati Uniti nel ruolo di mediatori con la Russia. L’autore ricorda che i tentativi negoziali promossi dall’amministrazione di Donald Trump non hanno prodotto risultati e che la Casa Bianca appare sempre più concentrata su altre crisi internazionali e sulle dinamiche della politica interna americana. Da qui la disponibilità a lasciare maggiore spazio agli alleati europei. Molinari osserva che Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz intendono sostenere le posizioni di Kiev non come semplici mediatori ma come partner politici e strategici. Tuttavia, la credibilità della loro iniziativa è limitata sia dalle difficoltà interne che attraversano i tre leader sia dal fatto che Putin ha già respinto proposte considerate favorevoli avanzate dagli Stati Uniti. Per questo, conclude l’autore, il Cremlino sembra orientato a proseguire una guerra di logoramento piuttosto che accettare compromessi, come suggeriscono le recenti tensioni lungo il fianco orientale della Nato e i messaggi minacciosi provenienti da Mosca.





