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E fu Repubblica, il 2 giugno del 1946

Vannino Chiti, ex ministro e oggi presidente dell’Istituto storico della Resistenza, ha scritto un articolo sul portale dell’istituzione che guida. E fu Repubblica, il 2 giugno 1946! Oggi sembra scontato ma non fu così. La guerra era terminata da più di un anno, fascismo e nazismo erano stati sconfitti, ma l’Italia era un Paese ancora occupato dagli alleati angloamericani. C’erano un luogotenente, Umberto, divenuto dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele III il suo successore, che deteneva un groviglio di poteri, le ambiguità per una fase di americani e inglesi sul nostro futuro, le differenze tra i partiti antifascisti per la Repubblica. Anche il decreto luogotenenziale che attuava la decisione del governo per il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente conteneva limiti e contraddizioni, in particolare sui compiti di quest’ultima.

Le asprezze di quella fase politica, decisiva per l’avvenire dell’Italia, si possono rileggere nelle riflessioni di Piero Calamandrei sulla sua rivista Il Ponte, pubblicate di nuovo, recentemente, da Mompracem.

Tutto questo per ribadire, una volta di più, che Repubblica, libertà e democrazia non sono un dono ma conquiste che richiesero lotta e sacrifici.

La Resistenza ha permesso agli italiani di poter decidere la forma del loro Stato, se Monarchia o Repubblica, e di scrivere la nostra Costituzione.

Non è stato così per Germania e Giappone, nostri ex alleati e responsabili con noi della Seconda guerra mondiale!

Fondamentale fu il diritto al voto di tutti gli italiani, uomini e, per la prima volta nella nostra storia, le donne.

L’Italia non è arrivata tra i primi a questo traguardo. Già quel diritto era stato assicurato in Nuova Zelanda, Australia, Finlandia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Canada (tranne, fino al 1960, le indigene!), Unione Sovietica, Regno Unito, Germania, Austria, Paesi Bassi, Stati Uniti, Svezia, Portogallo, Spagna, Turchia (amministrativo nel 1931, politico nel ‘34).

La Resistenza, in cui le donne furono protagoniste nelle brigate partigiane, ponendo e anche scontrandosi a volte su questioni di uguaglianza, come staffette, nelle case dove, rischiando la vita, offrirono ospitalità e assistenza a oppositori e combattenti, sancì l’approdo a un diritto universale, anch’esso conquistato non concesso.

12 milioni e 718.641 italiani, il 54,27 %, votarono per la Repubblica, in Toscana la scelsero 1 milione e 260.815, il 71,63%.

Si realizzò così una condizione fondamentale per dar vita, nell’Assemblea costituente, a una Costituzione che ha costruito una democrazia nuova rispetto a quella prefascista, unendo alle libertà civili i diritti economico-sociali.

Non si è invece ancora compiuta, dopo ottant’anni, una ricomposizione dell’unità degli italiani sul solo terreno giusto e possibile, quello fondato sull’assunzione come valore comune dell’asse Liberazione-Resistenza-Costituzione. È la causa della fragilità del nostro paese rispetto alle sfide e ai compiti di oggi: per primo quello di contribuire da protagonista al compimento della democrazia europea e all’affermazione della pace.

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