#CULTURA #TOSCANA

Lo spirito del tempo impone la sua legge e “l’apparire fa aggio sull’essere”

Roberto Pizzi.

Sabato scorso il centro storico di Lucca è stato invaso, da mattina a sera, da decine di figuranti in  abiti militari di tutte le fogge e di tutte le epoche (dagli opliti dell’antica Grecia, ai legionari romani, ai guerrieri barbari, e su su nel tempo, fino ai soldati delle SS, giungendo finanche ai  militi con le divise della Repubblica di Salò). Questi cortei male assortiti, con soggetti mal vestiti e male scelti,  hanno dato l’impressione che gli organizzatori puntassero solo su effetti scenici di massa, privi di rigore storico e  zeppi di volgarità quasi oscene. 

Nel pomeriggio dello stesso giorno è stato  ricordato nello storico caffè Di Simo (ex Caselli)  lo scrittore Carlo Lorenzini, alias Collodi del quale quest’anno ricorre il bicentenario della nascita.Senza spocchia intellettuale,  in questo mitico locale,   appassito simbolo storico della cultura cittadina “d’antan”,  una trentina di persone ha partecipato alla presentazione del libro “Carlo Lorenzini, padre di Pinocchio, a 200 anni dalla sua nascita” , del quale è autore chi scrive queste righe. Ne è scaturita, alla fine,  una piacevole serata grazie agli interventi dei professori Luciano Luciani e Luigi  Della Santa, arricchiti dalle letture di alcune pagine del libro di Pinocchio da parte della bravissima Sandra Tedeschi. Tuttavia la confusione e la grevità esterna al locale da parte di questi finti uomini d’arme, che sfilavano per il corso principale della città, non era di poco conto e suscitava un clima – neanche a farlo apposta – che richiamava alla memoria proprio alcune paginede  “Le Avventure di Pinocchio”, nelle quali Collodi destinava gli   irresponsabili ragazzi del Paese dei Balocchi ad essere trasformati in “asini”.  

Con malcelata nostalgia per il cessato ruolo storico di questo prezioso locale, costretto ad aprire le sue porte solo per qualche sporadica occasione, si è fatto rilevare come lo “spirito del tempo”avesse agito in negativo per un mancato utilizzo pubblico di una struttura che per altro conserva integro il suo fascino di metà Ottocento e che mutatis mutandis potrebbe essere paragonata al Caffè Aragno, alla Giubbe Rosse, o ad altri caffè storici di varie città italiane. Problemi burocratici ed economici sembrano macigni posti ad impedire una soluzione di una sua riapertura definitiva, mentre  pubbliche risorse vengono dirottate su fasulle e incomprensibili  “marce della guerra” come quelle dei figuranti suddetti.  

Proprio per  sottolineare questo “zeitgeist” , nel quale l’effimero e l’esagerato trionfano,  si sono proposti al pubblico alcuni brani del compianto letterato e storico Guglielmo Lera, compresi in un suo articolo del 1961, dal titolo “All’insegna di un vecchio caffè”. In essi si ricordavano gli stimoli offerti dal Caffè Di Simo a grandi poeti e scrittori di quei tempi, che avevano adottato Lucca come loro patria letteraria. Scriveva Lera: “Era un clima incantato quello che si viveva nel locale di Alfredo Caselli” (rilevato da Giulio Di Simo, negli anni Venti del secolo scorso), nella cui casa“albergò a lungo il Pascoli”, come ci ricorda una pietra che dà sulla retrostante piazza Guidiccioni.L’ epigrafe recita: in questa casa – era solito dimorare – Giovanni Pascoli – Ospite del Mercante Lucchese Alfredo Caselli –  i cittadini memori – vollero qui per sempre –  congiunto –  il nome del grande Poeta – e dell’umile amico fedele  – 12 ott. 1924.

Luogo di buongustai  e salotto di persone di lusso, questo caffè era espressione di una cittadinanza girovaga e mercantile, pronta ad intendere anche la letteratura e a goderla.  Al suo nome si legavano  quelli di pittori, scultori, musicisti dell’epoca, poeti a cui la giovane lirica pascoliana si rivelò d’improvviso con la raccolta chiamata Mirycae. “E mentre la poesia pascoliana cresceva di intensità Manara Valgimigli già rivelava gusto finissimo, soda cultura umanistica e capacità di critico, ed Augusto Mancini arrivava a Lucca con un bagaglio di esperienza che imponeva alla cultura della sua seconda patria metodi ed interessi nuovi. Il municipalismo, talora gretto venivasuperato di slancio. Nuovi orizzonti si aprivano: a Lucca, nel primo decennio del ‘900, la parola letteratura acquistava finalmente l’importanza e il valore che le si competevano”. 

Poi arrivarono i drammi delle due guerre, che videro comunque, nel loro intervallo e negli anni ’50,  lodevoli tentativi di ricostruzione intellettuale intorno a questo caffè letterario. Ai nostri giorni, una nuova forme di violenza fisica e morale non dà più molto spazio alla letteratura, alla storia, alla poesia e dopo varie vicissitudini è avvenuta la definitiva chiusura di questo locale, che in qualche modo apparteneva alla memoria estetica e culturale della città. La sua riapertura provvisoria di questi giorni ha permesso di presentare fugacemente il nostro libro su Collodi, personaggio cheaveva trovato in questo caffè letterario antica ospitalità. Ma non sapremo quale sarà il suo futuro utilizzo.

Nel frattempo, chiudendo queste note, non molto lontano, dagli spalti delle nostre Mura, sentiamo cadenzati gli scoppi di alcuni cannoni medievali, caricati a salve, che i nostri figuranti si divertono ad azionare in questa giornata di una primavera che  sta per finire, ma che ci dà la sensazione di non essere mai iniziata. Il gioco continuerà fino a sera, al ritmo di stonati tamburi, i quali fanno comunque dubitare sul fatto che  chi spara questi colpi possa essere in grado di fornire una effettiva(mai auspicabile) difesa armata contro eventuali nemici  reali esterni o…  presenti nelle nostre teste.Nel frattempo non poche finanze pubbliche vengono dirottate  per realizzare questi “eventi di cartapesta” che lasciano lo spazio del mattino, mentre , in Via Fillungo, la saracinesca dell’antico caffè Caselli si richiude di nuovo.

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