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Esteri

Verso le elezioni francesi con le città infiammate dalle proteste studentesche

Riccardo Perissich su InPiù si occupate delle città francesi che sono di nuovo infiammate dalle proteste dei liceali, con l’abituale contorno di violenza. Da parte dei manifestanti come della polizia. Non è questo il luogo per valutare le loro ragioni. Basta ricordare che ancora una volta assistiamo a una sindrome molto francese per cui la protesta scivola molto più facilmente che altrove nella violenza. Ci interessa invece notare che questa esplosione di violenza costituisce di fatto l’apertura della campagna per le presidenziali di aprile che si preannunciano come le più drammatiche della V Repubblica. I sondaggi sono preoccupanti. Non solo Marine Le Pen è largamente in testa per il primo turno con più del 35%, ma il candidato che la segue con più del 15% al momento è Mélenchon, il capo dell’estrema sinistra di LFI, antieuropeo e antisemita. Se si aggiungono i sondaggi di altri candidati estremisti minori, in nessun altro paese europeo i movimenti populisti di destra o di sinistra raccolgono più del 55% delle intenzioni di voto. Mélenchon è anche il principale fomentatore della protesta dei liceali, mentre per Le Pen è facile impugnare la spada del ritorno all’ordine. In un contesto europeo dove si grida troppo facilmente alla democrazia in pericolo, la situazione francese dovrebbe invece preoccupare. Se questi sondaggi dovessero essere confermati al primo turno, sarebbe praticamente sicuro che Le Pen sarà eletta Presidente. Come evitare questo pericolo per la Francia e per l’Europa? Come fare in modo che un o una candidata non estremista sia capace di raccogliere abbastanza consensi al primo turno e poi battere Le Pen al secondo?
 
 
Il problema è che la vasta area che va da ciò che resta del movimento gollista alla sinistra socialista è profondamente divisa. Al momento essa esprime almeno quattro candidati plausibili: Bruno Retailleau per gli ex gollisti di LR, nonché Edouard Philippe e Gabriel Attal per la vasta area di centro e centro destra che ha sostenuto Macron; entrambi suoi ex Primi Ministri. Infine, le primarie dei socialisti hanno prodotto una vittoria schiacciante di Raphael Glucksmann, candidato moderato ed europeista. l primo compito di ognuno di questi sarebbe di avere più voti di Mélenchon per poter figurare al secondo turno. Le possibilità di Retailleau sono minime. La sinistra in Francia può invece contare su circa il 30% di sostegni stabili; Glucksmann potrebbe forse, al primo turno, convincere una parte dell’elettorato di sinistra al “voto utile” e attirare qualche consenso fra i socialisti che avevano appoggiato Macron. Sarebbe però prigioniero di un programma economico e fiscale molto radicale; difficilmente potrebbe quindi attirare i voti moderati necessari per battere Le Pen al secondo turno, con il pericolo di una fuga di voti di destra verso Le Pen. Un candidato di centro-destra come Edouard Philippe potrebbe invece evitare un’emorragia di voti ex gollisti verso Le Pen e attirare più facilmente al secondo turno dei voti socialisti; ciò che presuppone però un accordo, al momento inesistente, con Attal. Un altro problema è che un’elezione presidenziale si gioca sui programmi, ma anche sulle personalità. Con tutti i suoi limiti, Le Pen ha ormai una forte esperienza di questo tipo di confronti e dovrebbe avere imparato a non commettere gli errori che la condannarono nei confronti passati con Macron. Ora, né Glucksmann, né Philippe e ancor meno Attal sembrano avere l’autorità e il carisma per una campagna elettorale di quel tipo. Su Philippe e Attal pesa il fatto di essere stati associati al Presidente ora più impopolare della V Repubblica, ritenuto da molti responsabile della situazione attuale. Molte cose possono succedere da qui ad aprile. Nei candidati attuali possono emergere doti ancora nascoste. Per esempio, le recenti prestazioni pubbliche di Philippe mostrano segni di miglioramento. Oppure potrebbero emergere candidati alternativi, come fu il caso per Macron nel 2017, anche se però al momento non se ne vedono segni. Si è parlato di una possibile discesa in campo di François Hollande, già Presidente prima di Macron, ma la schiacciante vittoria di Glucksman alle primarie socialiste la rende poco credibile. Il tutto poi rischia di svolgersi in un clima di fortissime tensioni interne, con i mercati sempre più inquieti per la situazione finanziaria e con la situazione internazionale che conosciamo. È difficile dire se tutto ciò giocherà a favore o contro i populisti. Possiamo però prevedere che per la prima volta la campagna elettorale sarà fortemente condizionata anche da fattori esterni.
 

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