Ultimatum di Trump all’Iran: “Accordo oggi o ci saranno conseguenze devastanti”
Ariel Piccini Warschauer.
“Oggi la firma, oppure molte bombe inizieranno a esplodere”. Donald Trump sceglie ancora una volta il linguaggio della forza e dell’urgenza per dettare l’agenda politica della crisi mediorientale. In un’intervista rilasciata a Fox News e successivamente commentata ai microfoni di Pbs, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che l’accordo con l’Iran sarà firmato in giornata in Pakistan, ma ha contemporaneamente lanciato un ultimatum brutale ai leader di Teheran: se la tregua scadesse senza un’intesa formale, il conflitto ripartirebbe con una violenza senza precedenti.
L’approccio del tycoon resta fedele alla sua dottrina del “deal”: da un lato la minaccia di una distruzione imminente, dall’altro la promessa di una rinascita economica. Trump ha infatti delineato “un futuro prospero” per la Repubblica Islamica, a patto che i nuovi leader del regime “siano intelligenti” e accettino le condizioni di Washington, che includono lo stop totale all’arricchimento dell’uranio. “Gli iraniani vogliono un incontro, credo che avremo un accordo in brevissimo tempo”, aveva dichiarato già nei giorni scorsi ad Axios, mostrando un ottimismo che oggi si è trasformato in pressione finale.
Mentre le delegazioni di Stati Uniti e Iran si trovano a Islamabad per definire i dettagli tecnici, la tensione resta altissima. Secondo fonti diplomatiche, il fulcro del trattato riguarderebbe non solo il programma nucleare, ma anche la stabilità dello Stretto di Hormuz – vitale per il transito del petrolio mondiale – che Teheran si sarebbe impegnata a non chiudere mai più. “L’Iran ha accettato di liberarsi dell’uranio arricchito”, ha ribadito Trump, sebbene da Teheran filtrino messaggi più cauti e smentite parziali sulle “eccessive richieste americane”.
Trump non ha risparmiato stoccate ai media e agli avversari politici, paragonando la situazione iraniana a quella del Venezuela: “Risultati di cui i media non amano parlare”, ha sottolineato, rivendicando l’efficacia della sua strategia di “massima pressione”.
Tuttavia, l’ombra del fallimento aleggia ancora sui colloqui. Se da un lato il presidente francese Emmanuel Macron ha accolto con favore i segnali di distensione, definendo la missione internazionale “pacifica e difensiva”, dall’altro il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano avverte: “Se il blocco marittimo dovesse continuare, sarà considerato una violazione del cessate il fuoco”.
La giornata di oggi segna dunque un bivio storico. Per Trump, è il momento della verità: o la firma di quello che definisce “un accordo incredibile” o il ritorno al fragore delle bombe. Il mondo osserva con il fiato sospeso il Pakistan, in attesa di capire se la diplomazia dell’ultimatum porterà alla pace o a una nuova, drammatica escalation.





