Trump ha scelto la Russia tra Putin e Zelensky e la credibilità internazionale degli Stati Uniti crolla
Nathalie Tocci su La Stampa critica il sostegno di Donald Trump a Vladimir Putin nella guerra in Ucraina, sottolineando come le recenti minacce a Kyiv, la sospensione delle sanzioni statunitensi sul diesel russo e l’ipotesi di interrompere la condivisione di intelligence siano coerenti con la linea seguita dal presidente americano fin dall’inizio del suo secondo mandato. Secondo Tocci, le pressioni su Volodymyr Zelensky non hanno prodotto risultati concreti, ma hanno ulteriormente compromesso la credibilità internazionale degli Stati Uniti. L’autrice giudica particolarmente grave che Trump chieda all’Ucraina di fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe senza pretendere da Mosca la fine dei bombardamenti contro i civili. Anche un’eventuale sospensione di Starlink, osserva, danneggerebbe soprattutto la capacità ucraina di difendersi da missili e droni russi, senza incidere significativamente sulle operazioni contro gli obiettivi petroliferi di Mosca. Tocci contesta inoltre il tentativo di Trump di attribuire agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe l’aumento dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti. La causa principale sarebbe invece la guerra in Medio Oriente, condotta insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu e ormai estesa oltre il Golfo e lo Stretto di Hormuz, con nuove tensioni in Yemen e nel Mar Rosso. Per Tocci, la strategia americana fallisce perché Trump concede troppo alla Russia senza ottenere contropartite, mentre Putin sfrutta le aperture per proseguire la guerra. Nel frattempo, Kyiv dipende meno dagli Stati Uniti rispetto al passato e continua a resistere alle pressioni. L’autrice conclude che l’Europa dovrebbe smettere di investire energie nel tentativo di mantenere Washington al proprio fianco e concentrarsi invece sulla propria autonomia strategica, per affrontare con maggiore forza la minaccia russa.





