Terremoto nella Royal Family, l’ex principe Andrea indagato per reati sessuali
Ariel Piccini Warschauer.
Un nuovo, devastante terremoto giudiziario e d’immagine si abbatte sulla Royal Family britannica, trascinando ancora una volta nel fango la figura di Andrew Mountbatten-Windsor. L’ex duca di York, già ampiamente privato di ogni prerogativa reale, si trova ora formalmente sotto indagine da parte della polizia britannica per potenziali e gravi reati sessuali.
La svolta investigativa, rimasta protetta finora dal massimo riserbo, è in realtà scattata tre mesi fa, quando il terzogenito della Regina Elisabetta II è stato tratto in arresto proprio nel giorno del suo 66esimo compleanno. Da quel momento, gli inquirenti hanno blindato il fascicolo, provvedendo ad ascoltare a tappeto diversi testimoni chiave. La nuova accelerazione nasce dalla volontà degli investigatori di interrogare a breve una donna, la quale ha denunciato di essere stata condotta, per chiari “scopi sessuali”, proprio all’interno del Royal Lodge di Windsor, l’ex residenza ufficiale del principe. Un’accusa pesantissima che sposta l’epicentro delle condotte illecite direttamente tra le mura storiche delle proprietà della Corona.
Nel frattempo, le forze dell’ordine britanniche hanno rotto gli indugi lanciando un appello ufficiale rivolto a chiunque possa fornire elementi utili, esortando tutte le potenziali vittime della rete criminale del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein — morto suicida in carcere a New York nel 2019 — a farsi avanti e collaborare attivamente con la giustizia.
L’indagine penale a carico di Andrew era scaturita originariamente a gennaio, in seguito alla desecretazione e alla pubblicazione negli Stati Uniti dei documenti dell’FBI relativi alla vasta rete di contatti e abusi orchestrata da Epstein. In quel primo contesto, Andrew era stato a lungo interrogato con la pesante accusa di abuso d’ufficio (condotta illecita nell’esercizio di una funzione ufficiale), a causa del forte sospetto che avesse veicolato informazioni riservate dello Stato britannico al finanziere americano, sfruttando i suoi canali istituzionali. Ora, con questo nuovo filone legato a presunti abusi consumati direttamente a Windsor, la posizione giudiziaria dell’ex duca rischia di aggravarsi in modo definitivo, nonostante egli continui a negare con fermezza qualsiasi tipo di illecito.
Mentre la magistratura scava nel presente, una seconda e altrettanto violenta bufera, questa volta squisitamente politica, si è abbattuta sulla memoria della dinastia. Il governo britannico ha infatti pubblicato la prima serie di documenti d’archivio risalenti al 2000 relativi alla controversa designazione di Andrea come “inviato commerciale” del Regno Unito, una posizione dalle responsabilità vaghe che l’allora principe ricoprì per un intero decennio.
Le carte inedite — divulgate in risposta a una formale richiesta di accesso agli atti avanzata dal partito dei Liberal Democratici — descrivono nel dettaglio il fitto scambio di messaggi avvenuto venticinque anni fa tra Buckingham Palace e il governo laburista guidato da Tony Blair. Andrea aveva appena concluso la sua carriera militare attiva nella Royal Navy e la macchina di Corte si era mossa immediatamente per garantirgli una collocazione di assoluto prestigio internazionale.
In una lettera riservata indirizzata ai ministri del Commercio e degli Esteri, l’allora direttore generale del dipartimento per il Commercio internazionale, David Wright, esplicitava i desideri della sovrana in termini che non lasciavano spazio a doppie interpretazioni:
“La regina desidera che il duca di York succeda al duca di Kent. Questo si adatterebbe perfettamente alla conclusione della carriera navale attiva del duca. La regina desidera ardentemente che egli assuma un ruolo di primo piano nella promozione degli interessi nazionali. Nessun altro membro della famiglia reale sarebbe disponibile. Il duca di York sembra quindi la scelta più naturale”.
Un’argomentazione blindata che il quotidiano britannico The Times non ha esitato a definire come una vera e propria “pressione” indebita esercitata da Elisabetta II sul governo affinché il figlio prediletto ottenesse l’incarico.
Nominato ufficialmente nel 2001, Andrea mantenne la visibilità globale di inviato commerciale fino al 2011, anno in cui fu costretto a dimettersi per via delle prime, asfissianti rivelazioni sui suoi legami occulti con Epstein e sui rapporti opachi intrattenuti con rappresentanti di Paesi terzi coinvolti in storie di corruzione internazionale, come la Tunisia, il Kazakistan e l’Azerbaigian. Sebbene il ruolo non prevedesse uno stipendio fisso, la posizione permetteva ad Andrea di sostenere cifre astronomiche per spese di viaggio e alloggi di lusso in tutto il mondo, interamente a carico dei contribuenti britannici.
Una posizione d’oro che oggi si rivela l’origine del suo definitivo tracollo finanziario e morale. Già privato dei titoli militari e dei patrocini, lo scorso ottobre Re Carlo III ha inflitto il colpo di grazia al fratello minore, privandolo dell’ultimo titolo rimasto, quello di “Principe”, e imponendogli l’uso del solo cognome borghese: Andrew Mountbatten-Windsor. Poco dopo è arrivato lo sfratto esecutivo dalla sontuosa dimora reale di Windsor. Oggi, con lo spettro dei reati sessuali contestati per la prima volta sul suolo britannico, la parabola dell’ex principe si avvia verso l’epilogo più buio e drammatico.





