Sulle preferenze alle elezioni politiche il generale Vannacci sfida la maggioranza per spaccarla
Conto alla rovescia per il deposito degli emendamenti alla legge elettorale in commissione. A giovedì 11 giugno è fissato il termine ultimo, poi i nodi della riforma verranno al pettine. Primo tra tutti quello delle preferenze. Proprio su questo punto, nel campo largo e non solo, si ragiona in queste ore. A parole in molti le vogliono, Fratelli d’Italia in testa. Nei fatti, però, si evita accuratamente di metterle a terra nell’iter parlamentare. Le preferenze sono il ventre molle del “Melonellum”, o “Stabilicum”, dove i vannacciani giurano di voler affondare il coltello per spaccare la maggioranza.
Domenico Furgiuele e Rossano Sasso, dioscuri del generale, parlando con Open non fanno marcia indietro: «Presenteremo un nostro emendamento, assolutamente. Bisogna restituire il potere al popolo sovrano». E poi, su come voteranno i partiti della maggioranza, «sarà affar loro».
L’accordo interno al centrodestra, infatti, non prevede le preferenze, rimaste fuori anche dal testo-bis, con Lega e Forza Italia che non vogliono saperne. In prima fila, almeno sulla carta, c’è Fratelli d’Italia, storicamente favorevole alla loro reintroduzione, con Giovanni Donzelli che ha sottolineato più volte la volontà di tenerle dentro il campo di gioco. Magari con un emendamento da affossare in Aula con il voto segreto, lontano dallo sguardo degli elettori. Ma ora le truppe di Futuro nazionale in commissione Affari costituzionali, dove il generale ora può contare su 3 deputati, promettono di dare battaglia mettendo a rischio gli equilibri della maggioranza.
Intanto le opposizioni stanno a guardare. Domani mattina i gruppi parlamentari dem di Camera e Senato si riuniranno per fare il punto sulla riforma e decidere la linea da tenere con gli alleati. Sul tavolo c’è anzitutto il pacchetto di emendamenti soppressivi, che al Nazareno danno già per «pronti». Ma tutte le valutazioni si concentreranno soprattutto sul punto che potrebbe mandare in crisi l’impianto della maggioranza: le preferenze, appunto.





