Carburanti, il nuovo decreto ponte allo studio del governo dovrebbe valere 100 milioni
Con il nuovo decreto ponte allo studio del Governo, che dovrebbe valere circa 100 milioni di euro, la spesa pubblica complessiva per il contenimento dei prezzi di gasolio e benzina sale a circa 2,1 miliardi di euro dall’inizio del 2026. Lo rende noto il Centro Studi Unimpresa. Tra il 18 marzo e il 3 luglio Governo e Parlamento hanno destinato quasi 2 miliardi di euro al caro-carburanti, tra cui il DL 63/2026 (146,5 milioni per nove giorni di sconti a inizio maggio) e la misura di giugno (149,4 milioni). Il nuovo intervento punterebbe a una riduzione di circa 20 centesimi al litro più Iva. Nel solo mese di luglio il gasolio è salito di 29,6 centesimi al litro e la benzina di 17,3 centesimi, con il prezzo medio del gasolio a 2,180 euro sulla rete ordinaria, a tre centesimi dal massimo storico di marzo 2022. L’extracosto per gli automobilisti è stimato in 880 milioni su base mensile, con una proiezione per agosto vicina agli 800 milioni rispetto alle quotazioni di inizio luglio. “Il nuovo intervento da 100 milioni va nella direzione giusta e merita apprezzamento. Da febbraio ad oggi tutte le misure adottate dal Governo hanno prodotto effetti positivi per imprese e famiglie. Restiamo consapevoli che si tratta di un’attenuazione e non di una compensazione integrale dei rincari, e che le coperture non sono risorse illimitate. Per questo continuiamo a chiedere un approccio strutturale, che affronti alla radice la volatilità dei prezzi energetici” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, con il nuovo intervento-ponte allo studio del Governo, che vale circa 100 milioni di euro, la spesa pubblica complessiva destinata al contenimento dei prezzi di gasolio e benzina sale a circa 2,1 miliardi di euro dall’inizio del 2026. Una cifra che riflette la persistenza delle tensioni sui listini alla pompa, alimentate dalla rottura della tregua tra Stati Uniti e Iran e dalle nuove minacce degli Houthi nel Mar Rosso. Il conto si compone di più tornate di misure. Tra il 18 marzo e il 3 luglio, Governo e Parlamento hanno destinato quasi 2 miliardi di euro al contenimento dei rincari. In questo perimetro rientrano, tra gli altri, il DL 63/2026, che a fine aprile ha finanziato con 146,5 milioni di euro nove giorni di sconti (dal 2 al 10 maggio, pari a 24,4 centesimi al litro sul gasolio e 6,1 sulla benzina), e la misura di giugno, sostenuta con 149,4 milioni di euro per un mese di sconti di entità più contenuta. Il nuovo decreto ponte, che punterebbe a una riduzione di circa 20 centesimi al litro più Iva per riportare il gasolio in prossimità della soglia dei due euro, porterebbe il totale dell’anno a circa 2,1 miliardi. Nel solo mese di luglio il gasolio è salito di 29,6 centesimi al litro e la benzina di 17,3 centesimi, con il prezzo medio del gasolio arrivato a 2,180 euro sulla rete ordinaria — a tre centesimi dal massimo storico di marzo 2022. L’extracosto giornaliero per gli automobilisti è stimato in 28,4 milioni di euro, per un totale di circa 880 milioni su base mensile; la proiezione per agosto, costruita sul confronto con la crisi mediorientale del 2025, indica un potenziale extracosto vicino agli 800 milioni di euro rispetto alle quotazioni di inizio luglio. Le risorse individuate per il nuovo intervento — extragettito Iva di luglio, proventi ETS e sanzioni Antitrust — sono le stesse già utilizzate nei decreti precedenti. Un impiego ricorrente che pone un tema di sostenibilità nel tempo, a fronte di uno shock che origina da fattori esogeni e non strutturali.
“Il nuovo intervento allo studio del Governo, che vale circa 100 milioni di euro, va nella direzione giusta e merita apprezzamento. È un segnale di attenzione concreta verso imprese e famiglie in un momento in cui la tensione geopolitica in Medio Oriente continua a scaricarsi sui listini alla pompa. Non è la prima volta che il Governo interviene con efficacia su questo fronte: da febbraio ad oggi, tutte le misure adottate hanno prodotto effetti positivi e tangibili sui costi dei carburanti per il sistema produttivo e per i nuclei familiari. Con il nuovo intervento da 100 milioni, la spesa complessiva 2026 sale a circa 2,1 miliardi di euro: un impegno finanziario importante. Restiamo consapevoli che si tratta di un’attenuazione e non di una compensazione integrale dei rincari, e che le coperture — extragettito Iva, proventi ETS, sanzioni Antitrust — non sono risorse illimitate. Per questo continuiamo a chiedere un approccio strutturale, che non si limiti alla gestione emergenziale ma affronti alla radice la volatilità dei prezzi energetici” spiega Longobardi.




