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Sul caro carburanti litigano Salvini e Urso

Mentre la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran fa abbassare le quotazioni di gas e petrolio, il caro carburanti continua a dominare il dibattito politico italiano. Secondo le stime del Codacons, sabato 11 aprile il prezzo medio del gasolio è sceso a 2,166 euro al litro (-1,4 centesimi) e la benzina a 1,790 euro al litro (-0,3 cent). In autostrada il diesel costa 2,193 euro/litro (-0,8 cent), la verde 1,817 euro/litro (-0,6 cent). Numeri leggermente più bassi rispetto alla scorsa settimana, ma ancora molto elevati rispetto al periodo pre-conflitto in Medio Oriente: «Considerati i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria – scrive il Codacons – gli italiani pagano oltre 148 milioni di euro in più a settimana per i propri rifornimenti». Secondo l’associazione, i petrolieri e l’intera filiera dei carburanti incassano circa 88 milioni di euro a settimana in più rispetto a due mesi fa, mentre lo Stato – attraverso Iva e accise – circa 61 milioni di euro in più. E proprio sul caro carburanti si divide la politica. Non solo, come è normale che accada, tra governo e opposizioni, ma anche tra gli stessi partiti della maggioranza. «Conto che il ministro Urso convochi le compagnie petrolifere e faccia vedere loro il prezzo alla pompa e il prezzo alla produzione. Perché le compagnie sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c’è un problema, ma sono molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono», tuona il vicepremier Matteo Salvini (nella foto) a un. «Se fossimo costretti a fare anche un intervento economico e fiscale sui maxi guadagni di banche, compagnie petrolifere ed energetiche, io sarei assolutamente d’accordo», sottolinea il leader del Carroccio

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