Senesi un po’ matti ma mica bischeri
Stefano Bisi.
E’ vero che i senesi sono “gente vana”, che addirittura due volte all’anno si “travestono” e corrono sotto un palco e urlano “daccelo”, che portano in chiesa i cavalli e li fanno benedire dal prete, è tutto vero e quindi saranno un po’ matti ma non bischeri. E’ la prima reazione che mi viene spontanea leggendo un’intervista che il presidente di Unipol ha rilasciato al Sole. Dice: “È la banca più antica, con una notorietà in tutto il mondo. Per questo, non perché mi è più simpatica rispetto a Bper, sarà capofila”. E la sede principale? “Resterà a Siena perché Rocca Salimbeni è un simbolo da 500 anni, conviene a tutti mantenerlo”. Per tre mesi “dopo l’annuncio a inizio giugno dell’accordo con Banca Intesa Sanpaolo, Carlo Cimbri, presidente di Unipol, ha accuratamente evitato ogni dichiarazione. La consapevolezza è di avere presentato un progetto industriale chiaro e coerente, logica conseguenza delle scelte di aggregazione fatte negli ultimi dieci anni. Quindi la parola decisiva toccava al mercato”. Questo improvviso atto di amore per Siena è condiviso dal partner Carlo Messina, capo di Intesa Sanpaolo, che si è lanciato ala conquista del Monte dei Paschi pensando a un piano chiamato “spezzatino”? I senesi, come detto, un po’ strani sono, ma mica scemi. Sanno distinguere il grano e il loglio.


