Se Zecchi invita il ministro Giuli a incarnare Cirino Pomicino anziché Nietzsche
In una intervista al Quotidiano Nazionale, Stefano Zecchi parla dello scontro tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli (nella foto) e Petrangelo Buttafuoco.
“Il ministro della Cultura? Non deve puntare a incarnare Nietzsche, ma Cirino Pomicino”. Stefano Zecchi, 81 anni, veneziano, in consiglio comunale con FdI, l’ha scritto la settimana scorsa su Il Giornale, parlando di conservatorismo e di come non possa esistere, al momento, un’egemonia culturale di destra.
Professore, gli occhi d’Europa e del mondo sono tutti sulla Biennale e l’Italia – per usare un eufemismo – non sembra che stia facendo una grande figura.
“C’è una serie di equivoci alla base di tutto – dice Zecchi al telefono –. Innanzitutto: l’arte non si censura. Ma l’arte arriva dagli artisti e non scende certo dall’iperuranio. E nella delegazione russa c’è chi ha rapporti diretti con Lavrov. E poi c’è un’istituzione culturale come la Biennale che è stata presa di mira da 22 Paesi dell’Unione europea per il caso del padiglione russo. E l’Europa minaccia di non pagare un contributo sostanzioso di milioni di euro”.
Al centro della questione ci sono il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, due espressioni della destra culturale. Ha sbagliato Buttafuoco?
“Ha sbagliato nel non tenere conto degli effetti politici di questa decisione di aprire al padiglione russo e da una persona intelligente come lui non me lo sarei aspettato. Ci fu una Biennale del Dissenso cinquant’anni fa, ma allora venne permesso agli artisti che non potevano esporre in Unione Sovietica, di esporre in quel contesto. Ora il discorso è completamente diverso, perché gli artisti russi sono comunque legati al regime di Putin”.

Il padiglione Russia alla Biennale di Venezia
Quindi ha fatto bene Giuli a mandare gli ispettori?
“La Biennale non è un museo, ma un’istituzione culturale che vive di sostegni anche economici, come abbiamo detto poco fa. Quindi credo che il ministro non potesse fare altrimenti. Ma io non so proprio come andrà a finire tutta questa storia”.
Intanto è diventato un campo di battaglia anche all’interno della destra: Giuli da una parte e Buttafuoco dall’altra.
“Sono due persone intelligenti, trovino una soluzione. Non continuino a tirare la corda, perché la corda in mano alla fine a qualcuno resta e poi che succede?”.





