Schiaffo di Israele alla Spagna, espulsa dal centro di comando Usa
Ariel Piccini Warschauer.
La pazienza di Israele nei confronti del governo di Pedro Sánchez è esaurita. Con una mossa senza precedenti, il governo di Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione ufficiale della Spagna dal Civil-Military Coordination Center (CMCC) di Kiryat Gat, l’organismo a guida statunitense che sovrintende ai flussi umanitari e logistici nella Striscia di Gaza.
Non si tratta di una decisione isolata: il Ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha precisato che il provvedimento è stato preso in stretto coordinamento con gli Stati Uniti. Un segnale chiarissimo che la “linea Sánchez” ha stancato non solo Gerusalemme, ma anche l’amministrazione americana guidata da Donald Trump.
Le parole del Premier Netanyahu non lasciano spazio a interpretazioni. Commentando la decisione, il Primo Ministro ha accusato Madrid di aver scelto ripetutamente di ostacolare Israele nel pieno di una guerra esistenziale:
“La Spagna ha diffamato i nostri eroi, i soldati dell’IDF, l’esercito più morale al mondo. Non sono disposto a tollerare questa ipocrisia e ostilità. Non permetterò a nessun Paese di condurre una guerra diplomatica contro di noi senza pagarne un prezzo immediato”.
Il riferimento è alle recenti e durissime critiche del governo spagnolo contro le operazioni militari israeliane, non solo a Gaza ma anche nel sud del Libano, che Sánchez ha definito “intollerabili” e “violazioni del diritto internazionale”.
Il CMCC di Kiryat Gat, parte del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), era stato istituito nell’ottobre 2025 per facilitare l’implementazione del piano di pace per Gaza promosso dal Presidente Trump. Secondo il Ministro Sa’ar, l’atteggiamento “ossessivamente anti-israeliano” di Madrid ha reso la presenza spagnola controproducente:
“Sotto la guida di Sánchez, la Spagna ha perso ogni capacità di svolgere un ruolo costruttivo. Non possono far parte di un organismo che deve implementare un piano di stabilità se il loro unico obiettivo è attaccare Israele”.
Il clima tra Madrid e Gerusalemme è ormai ai minimi storici. Nelle ultime settimane, la Spagna aveva già inasprito i toni chiudendo lo spazio aereo ai velivoli impegnati nelle operazioni contro l’Iran e richiamando permanentemente il proprio ambasciatore.
Con questa mossa, Israele mette la Spagna alla porta della diplomazia che conta in Medio Oriente, declassando Madrid a spettatore irrilevante (e sgradito) proprio mentre si decidono i futuri assetti della regione. La “lezione” di Netanyahu è servita: chi attacca lo Stato ebraico anziché i regimi terroristici, non siederà al tavolo dei partner.





