Sallusti stronca la nascita della prima “Camera arbitrale islamica”
Il direttore Alessandro Sallusti su Libero critica la nascita a Padova della prima “Camera arbitrale islamica”, un tribunale privato destinato, secondo l’atto fondativo, a dirimere le questioni interne alla comunità musulmana sulla base della Sharia, applicando il diritto italiano solo per le materie non disciplinate dalla legge islamica. Sallusti interpreta l’iniziativa come una possibile messa in discussione della centralità dell’ordinamento italiano e della separazione tra Stato e religione. L’autore sostiene che sui diritti fondamentali, sulle libertà e sui doveri non possano esistere regole parallele a quelle previste dalla Costituzione e dalle leggi italiane. Auspica quindi che l’iniziativa venga bloccata, ricordando che l’ordinamento prevede un unico potere giudiziario e che anche eventuali forme di mediazione privata devono rispettare il diritto civile e penale italiano. Secondo Sallusti, il solo fatto che una simile struttura sia stata pensata e formalizzata dimostrerebbe il livello di integrazione, a suo giudizio insufficiente, raggiunto da alcune comunità di immigrati, anche di seconda o terza generazione. Da qui la critica alle politiche sull’accoglienza e all’idea che l’immigrazione costituisca necessariamente una risorsa per il futuro del Paese. L’autore conclude sostenendo che tale prospettiva, a suo avviso, sarebbe difficilmente conciliabile con un modello di integrazione fondato sulle regole dell’ordinamento italiano.





