Rapporto Cnel sui giovani: l’83% tornerebbe in Italia con salari più alti e il 79% vorrebbe più merito
Dall’indagine promossa dal Cnel nel Rapporto «Giovani Expat. Come farli tornare» oltre 2.500 risposte di giovani italiani all’estero. Il 93% ha almeno una laurea.
Il Cnel si è rivolto direttamente ai giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese, con un questionario diffuso attraverso i propri canali e la rete di università, associazioni e comunità italiane nel mondo, per domandare le ragioni della partenza, il bilancio dell’esperienza e le condizioni alle quali prenderebbero in considerazione il rientro. L’indagine è stata realizzata per il CNEL da REF Ricerche con Questlab, e i primi risultati sono stati anticipati ieri dal Presidente Renato Brunetta al Forum TEHA di Cernobbio.
A rispondere è stata la parte più formata di una generazione: il 93% è laureato, con il 45% in possesso di una laurea magistrale, il 22% di un master, il 14% di una laurea triennale e il 12% di un dottorato. Il 58% ha lasciato l’Italia appena terminati gli studi, senza averci mai lavorato. Oggi l’87% dei rispondenti vive in un Paese europeo (il 60% nell’Unione europea, il 27% in Europa extra-UE) e l’8,5% in Nord America.
Il presidente del Cnel Renato Brunetta commenta: “Tutti parlano di giovani, ma quasi nessuno parla davvero con loro. Noi abbiamo scelto di farlo. Abbiamo aperto un canale diretto di ascolto, una piattaforma di confronto stabile con chi vive e lavora all’estero, e la risposta è stata straordinaria per lucidità e nettezza. I nostri expat ci indicano un’agenda chiara, fatta di retribuzioni adeguate e riconoscimento del merito. Ora tocca al Paese dare risposte: alle imprese, prima di tutto, chiamate a scommettere sul capitale umano qualificato invertendo la debolezza della domanda, e alle istituzioni, per creare le condizioni di un ritorno non solo auspicato, ma conveniente. Sedici miliardi l’anno di capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove sono un’emorragia che nessuna economia della conoscenza può permettersi. Eppure, quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche qui, se sapremo crearle. Il talento italiano non manca mai all’appello. Tocca all’Italia meritarselo”.





