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Politica

Quell’11 settembre che ha cambiato le nostre vite, che facevano i politici di oggi

Chi faceva un’altra vita, chi ancora nemmeno pensava alla politica come impegno a tempo pieno, chi addirittura era minorenne, o studiava. L’11 settembre ha lasciato un segno in chiunque, ovunque nel mondo. Ovviamente, anche i leader politici italiani hanno il proprio ricordo dell’attentato alle torri gemelle di New York. Ricordo che hanno condiviso con l’Adnkronos in occasione dei 25 anni dall’evento. 

Meloni: “In diretta Tv a via della Scrofa, preparavamo Atreju ma poi l’annullammo per l’attentato”

All’epoca “avevo 24 anni, ricordo che il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle ero a via della Scrofa per una riunione su Atreju, una delle primissime edizioni”, dice Giorgia Meloni all’Adnkronos. “Durante l’incontro avevamo la Tv accesa e come tutti abbiamo assistito in diretta a quello che stava succedendo. Quell’edizione di Atreju, se non ricordo male, doveva intitolarsi ‘Alla ricerca del borgo globale’. Mancavano solo due giorni all’inizio, ma venne subito annullata a causa di quello che era successo”, ricorda l’attuale premier.

Schlein: “Avevo 16 anni, mai dimenticate quelle immagini”

“Avevo sedici anni, uscivo da scuola e mentre tornavo a piedi verso casa -allora le notizie non viaggiavano veloci come oggi sui cellulari- ho visto per la prima volta le immagini dallo schermo di una televisione nella vetrina di un negozio -ricorda Elly Schlein con l’Adnkronos-. Immagini che nessuno di noi ha più dimenticato, l’orrore delle torri in fiamme, del fumo nero che squarciava il cielo e delle persone che si lanciavano nel vuoto. Un terribile attentato terroristico colpiva il cuore degli Stati Uniti, facendo quasi tremila vittime e seimila feriti. Ci è parso subito chiaro che qualcosa sarebbe cambiato per sempre, e che quell’odio purtroppo ne avrebbe generato altro, così come altre guerre”. La leader del Pd non ha dubbi: “Oggi più che mai dobbiamo difendere i valori della pace e della democrazia, contrastando anche ogni forma di terrorismo che mina la convivenza pacifica e la sicurezza delle persone”. 

Conte: “Ero a studio, poi una chiamata: ‘Accendi la tv'”

Giuseppe Conte, al tempo, certo non immaginava che sarebbe diventato presidente del Consiglio: “Credo fosse poco dopo pranzo, ero immerso nello studio di alcuni fascicoli processuali e stavo preparando il mio intervento a una conferenza accademica. All’epoca esercitavo come civilista e insegnavo diritto privato all’Università di Firenze -racconta il leader M5s all’Adnkronos-. Fu una telefonata a catapultarmi in una realtà che non immaginavo potesse essere vera: ‘Non hai visto? Accendi la Tv’. Rimasi incollato allo schermo fino a notte, incredulo rispetto alle immagini che scorrevano sullo schermo, sopraffatto da un forte senso di angoscia”. 

I ricordi si affastellano nella mente di Conte: “Era forse la prima volta che vedevo il dramma della morte in diretta non di una persona ma di migliaia, fu scioccante. Il crollo della seconda torre che si sgretolava è una immagine indelebile e direi la più tragica che conservo nella mia memoria. Una fine tragica accompagnata dal senso di impotenza, di fragilità, di permeabilità anche della più grande potenza a un attacco terroristico di questa portata. E fu davanti a quello spettacolo tremendo che capii che eravamo ad un punto di non ritorno, il momento in cui la storia sarebbe cambiata, avrebbe preso un’altra direzione senza possibilità di appello”. 

Bonelli stava facendo jogging, Fratoianni davanti alla Tv con la gamba rotta

“L’11 settembre del 2001 stavo correndo, mi stavo allenando in pineta -racconta all’Adnkronos Angelo Bonelli- quando a un certo punto, in un chiosco, vedevo una serie di persone intorno alla televisione – corridori, atleti, ciclisti – tutti fermi, assembrati, e mi sono chiesto: ‘Che sta succedendo?’, pensavo fosse successo un incidente, ci fosse qualche ferito, in realtà stavano guardando tutti la televisione con il disastro dell’attentato terroristico. Mi fermai anche io lì, ricordo quel momento di profonda attenzione e angoscia per quello che stava succedendo”, sottolinea l’esponente di Avs. Nicola Fratoianni vide tutto in diretta tv perché, spiega all’Adnkronos, costretto “a letto con una gamba ingessata dopo un incidente stradale”.

“Ero a casa dei miei genitori a Pisa, a letto perché mi ero rotto una gamba il 21 agosto dopo il G8 di Genova. Una gamba rotta in cinque punti ed ero bloccato a letto e l’unica cosa che potevo fare, oltre che scrivere la tesi, era guardare la televisione a tutti gli orari della giornata”, racconta. “E mentre guardavo la televisione, alle due del pomeriggio, ho visto in diretta gli aerei colpire le torri gemelle. Vedendo via via sullo schermo quelle ore drammatiche, cominciai a pensare che eravamo all’inizio di una guerra mondiale. Infatti da lì in poi si scatenò quella che abbiamo definito la guerra globale permanente, poi l’Afghanistan e poi tutto ciò che ne è seguito e di cui ancora oggi paghiamo il prezzo”, sottolinea il leader di Sinistra italiana.

Calenda al Salone di Francoforte, Salvini faceva il giornalista a ‘la Padania’

Anche Carlo Calenda faceva un’altra vita, lontano dai palazzi della politica: “Lavoravo alla Ferrari ed ero al salone dell’auto di Francoforte”, ricorda all’Adnkronos. Idem Matteo Salvini, in un filo comune che lega molti leader politici di oggi: “L’11 settembre 2001 ero nella sede della Lega in via Bellerio, all’epoca lavoravo come giornalista nella redazione della ‘Padania’”, rammenta il leader della Lega.

Renzi: “Quel giorno tornai a casa e presi in braccio mio figlio di pochi mesi”

“L’11 settembre 2001 ricordo perfettamente il momento in cui tornai a casa mia, a Pontassieve. Mio figlio -racconta Matteo Renzi all’Adnkronos- aveva pochi mesi e sentii il bisogno fisico di prenderlo in braccio. Quella data segnò tutti noi e aprì una stagione di terrore che poi rivivemmo negli anni in cui ero premier con gli attentati che insanguinarono l’Europa. Allora come oggi occorre rispondere al terrore con la forza delle misure di sicurezza certo, ma anche con quella potentissima della nostra identità: libertà e diritti sono ciò che gli islamisti odiano. Ciò che noi dobbiamo coltivare e difendere”, rimarca l’ex presidente del Consiglio.

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