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Putin sgancia altre bombe su Kiev ma appare sempre più isolato sul piano internazionale

Mentre lo zar di Mosca bombarda ancora Kiev, Anna Zafesova su La Stampa che Vladimir Putin appare oggi più isolato sul piano internazionale e che la strategia del Cremlino di puntare su Donald Trump per ottenere vantaggi nella guerra in Ucraina sta mostrando i suoi limiti. L’autrice interpreta la diffusione, in tarda serata, del video in cui il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov comunica a Putin la conquista di Konstantinivka come un messaggio rivolto soprattutto al pubblico americano, nel tentativo di convincere la Casa Bianca che Mosca conserva ancora margini di forza nel Donbass. Anche il rinnovato invito del Cremlino agli emissari di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, confermerebbe questa strategia. Secondo Zafesova, però, il clima di apertura seguito al vertice di Anchorage si è esaurito. Gli Stati Uniti sono tornati a coordinarsi con gli alleati europei sulla questione ucraina e, dopo la sconfitta elettorale di Viktor Orbán, l’Europa appare più compatta nel considerare il sostegno a Kiev una necessità strategica oltre che politica. Anche sul fronte degli alleati extraoccidentali la posizione di Mosca si sarebbe indebolita. Il regime siriano di Bashar al-Assad è caduto, Nicolás Maduro non rappresenta più un sostegno, mentre l’Iran è troppo impegnato nelle proprie difficoltà per aiutare concretamente la Russia. Un eventuale accordo tra Teheran e Washington, inoltre, potrebbe aumentare l’offerta di petrolio e ridurre le entrate russe. L’autrice evidenzia inoltre la prudenza di India e Cina. Nuova Delhi prende le distanze dal sostegno diretto a Mosca, mentre Pechino continua a non riconoscere ufficialmente le rivendicazioni territoriali russe sull’Ucraina. Anche il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, pur alleato del Cremlino, sembra cercare margini di autonomia. Per Zafesova, Putin è finito vittima del “mondo multipolare” che aveva contribuito a promuovere: ogni attore persegue ormai i propri interessi. Ciò non significa che Mosca rinuncerà all’escalation militare o alle operazioni ibride contro l’Europa, ma trovare nuovi alleati o consolidare quelli esistenti sarà sempre più difficile.

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