I giovani cinesi riscoprono Mao a 50 anni dalla morte
Non sono le superstar di cinema, musica o TikTok, né i leader politici di oggi a partire dall’onnipresente Xi Jinping, né gli invidiati multimiliardari e tycoon emersi dal nulla in pochi anni a ispirare una nuova generazione di cinesi. Ma a ritrovare protagonismo soprattutto tra i giovani e gli studenti è colui che, visto da occidente (e non solo), appare l’esatto opposto della Cina attuale, il padre della Repubblica popolare e del comunismo contadino, il responsabile del Grande balzo in avanti e dell’efferatezza della Rivoluzione culturale, il Grande Timoniere che prese la rotta dell’avvicinamento agli Usa avversari dell’Urss. Mao Zedong è la figura che ha ripreso a ispirare una generazione di cinesi lontana da lui oltre mezzo secolo, come se l’identità della Cina rivoluzionaria del passato sia la risposta alle tante inquietudini del presente della società cinese contemporanea. Lo scrive il Quotidiano Nazionale.
A presentare il ritorno di Mao tra i giovani cinesi è un lungo reportage pubblicato sul South China Morning Post in occasione del 50esimo anniversario della morte di Mao, avvenuta il 9 settembre 1976. Non si tratta di un ritorno ufficiale di un culto di Stato ma di un fenomeno sociale, tanto che le autorità cinesi non hanno annunciato grandi celebrazioni per l’anniversario e il massimo che verrà fatto oggi a Pechino sarà di prolungare di 3 ore l’apertura del Memoriale di Mao in piazza Tienanmen. Eppure, spiega il giornale di Hong Kong, online e nella cultura giovanile il fondatore della Repubblica popolare sembra vivere una nuova stagione con gruppi di lettura che discutono le sue opere, video narrati dall’intelligenza artificiale ne rilanciano le parole e alcuni giovani lo chiamano affettuosamente jiaoyuan, “maestro”, titolo che lo stesso Mao preferiva. È un fenomeno sorprendente se osservato attraverso la traiettoria della Cina post-maoista, soprattutto perché dopo la morte del leader, il Paese intraprese sotto Deng Xiaoping una profonda trasformazione economica e sociale. La priorità divenne la modernizzazione con riforme, apertura all’estero, crescita della produttività e progressivo ricorso ai meccanismi di mercato opposti all’isolazionismo praticato dal Timoniere.





