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Per il museo del Risorgimento a Lucca da coinvolgere anche le associazioni culturali e ricreative

Amphitheater Square in Lucca city. Aerial view landscape. Tuscany. Italy. View from above

Il futuro del Museo del Risorgimento di Lucca sta riscuotendo molto interesse e nel dibattito si registra l’intervento di Ilaria Vietina, ex assessora della giunta Tambellini e oggi consigliera comunale di minoranza di Lucca è un grande noi.

“Le preoccupazioni sul futuro del Museo del Risorgimento hanno aperto in questi giorni un dibattito importante. Credo che adesso occorra trasformare questa attenzione in una proposta concreta. Il Museo – dice Vietina – custodisce reperti originali, donazioni di enti e famiglie e una parte fondamentale della storia civile del nostro territorio. È un patrimonio nel quale sono state investite risorse pubbliche e che conserva le testimonianze di quella stagione dalla quale è nata la nostra nazione. Per questo non dobbiamo limitarci a conservarlo: dobbiamo farlo vivere e renderlo sempre più accessibile, soprattutto alle nuove generazioni”.

Prosegue la consigliera di centrosinistra: “Le difficoltà della Provincia, conseguenti anche alle trasformazioni normative che negli anni ne hanno ridisegnato funzioni, personale e possibilità operative, sono reali. Ma altrettanto reali sono le disponibilità emerse nel dibattito di questi giorni: Regione, enti locali, Fondazioni, Università, studiosi, associazioni e tanti cittadini che hanno dimostrato di considerare il Museo un patrimonio della comunità. Mettiamo insieme queste disponibilità. Si apra rapidamente un confronto tra Provincia, Comune, Regione, Fondazioni, Università e realtà culturali e associative, con un primo obiettivo: garantire la permanenza del patrimonio, la continuità dell’apertura e una prospettiva stabile al Museo”.

“Dentro questo percorso – va avanti Vietina – credo meriti di essere concretamente valutato lo strumento dell’amministrazione condivisa dei beni comuni, dando attuazione al principio di sussidiarietà dell’articolo 118 della Costituzione. Lucca dispone già dal 2017 di un’esperienza importante in questo campo. Un patto di collaborazione specificamente costruito per il Museo potrebbe mettere insieme la responsabilità istituzionale della Provincia, le competenze scientifiche dell’Università e degli studiosi e l’impegno organizzato di associazioni e cittadini”.

“La Provincia continuerebbe naturalmente a essere garante del patrimonio pubblico e della sua tutela. Il supporto scientifico assicurerebbe qualità e rigore. Cittadini e associazioni potrebbero invece concorrere, secondo responsabilità e compiti precisamente definiti, all’accoglienza e all’apertura, alla progettazione delle iniziative culturali, ai percorsi rivolti alle scuole, alla divulgazione, alla promozione, alla raccolta e valorizzazione delle memorie del territorio. Potrebbero essere sviluppati nuovi progetti di catalogazione e digitalizzazione, incontri, visite guidate, laboratori e collaborazioni con scuole e università”.

“Non sarebbe dunque un modo per sostituire il lavoro pubblico con il volontariato, né per scaricare sui cittadini le difficoltà di un’istituzione. Sarebbe esattamente il contrario: costruire intorno a un bene pubblico una comunità che se ne prende cura, nella quale ciascuno mette a disposizione ciò che gli compete e ciò che sa fare. Il patto potrebbe inoltre diventare il punto di partenza per una programmazione pluriennale, capace di intercettare finanziamenti e costruire collaborazioni, evitando che ogni difficoltà riporti periodicamente in discussione il futuro del Museo”.

“È questa, del resto, l’idea più autentica dell’amministrazione condivisa: le istituzioni non arretrano, ma aprono le porte alla partecipazione e moltiplicano le energie disponibili per il bene comune. La discussione di questi giorni ci dice che intorno al Museo quelle energie esistono. Diamo loro una forma, responsabilità e un progetto. Da una difficoltà può nascere così qualcosa di più importante della semplice soluzione di un’emergenza: un Museo più aperto, partecipato e vivo, capace di parlare alle nuove generazioni.
Sarebbe un bel modo di custodire la nostra storia – conclude Ilaria Vietina – praticando, nel presente, quella cittadinanza e quella democrazia che quella storia ci ha consegnato”.

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