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Toscana

L’avvocato Luigi Fornaciari, giornalista e riformatore moderato

Piazza dell Anfiteatro in Lucca Italy

Roberto Pizzi.

Luigi Fornaciari (1798-1858) oltre che esperto del diritto, fu buon letterato e giornalista. Presidente della Rota Criminale e consigliere di Stato, attratto dal mito liberale di Pio IX, nel 1847 chiese Al Duca di Lucca, Carlo Ludovico, il ripristino della costituzione del 1805. Seppure richiesta moderata, che non contemplava un regime liberale, ma solo un annacquamento dell’assolutismo, l’iniziativa gli costò la destituzione e l’emigrazione a Firenze. Dopo l’annessione al Granducato, tornò a Lucca, con un incarico alla Corte Regia, venendo anche nominato senatore.

Della sua attività giornalistica, da ricordare la collaborazione al Giornale di Lucca ed alla PragmalogiaCattolica e tra le sue opere letterarie, il libro “Esempi di bello scrivere, in prosa e in verso”, nonché altri scritti di carattere sociale ed umanitario che lo fanno inserire nel cattolicesimo paternalistico e moderato di allora. Tra la consacrazione religiosa della miseria, tipica dei reazionari lucchesi, e le teorie egualitarie dei democratici, si inserivano le proposte del Fornaciari, il quale pur non prescindendo dall’inevitabilità delle disparità umane, da accettare in una visione provvidenziale della vita, teorizzava la lotta all’accattonaggio, a favore, invece, di una concentrazione della carità in un “erario de’ poveri” integrato da fondi pubblici e da utilizzare per i bisognosi, per l’avviamento al lavoro dei loro  figli e per l’istituzione degli asili infantili. Proposte, queste, avversate dal retrogrado mondo lucchese, dove clero e notabili vedevano nella povertà un elemento sociale immodificabile e necessario per consentire l’esercizio della carità da parte dei ricchi. Il clero lucchese (come quello toscano) era ostile anche agli asili infantili vedendo in essi un’iniziativa di stampo protestante, sebbene a sostenerne la causa fossero due sacerdoti cattolici, l’Aporti e il Lambruschini, mai sconfessati dalla Chiesa. 

Anche Fornaciari, come Lazzaro Papi, fu amico  dell’ex giacobino Vincenzo Cotenna e frequentatore della sua famiglia di Monte S. Quirico.  Anch’egli apprezzò la figlia Cleobulina(della quale faccio menzione in un  articolo su Chiara Matraini del 12 gennaio) che fu una prolifica scrittrice di versi poetici, per lo più di soggetto patriottico e la  definì “tirteica donna”, ossia, che, come il poeta greco Tirteo, sapeva infiammare l’animo dei soldati.

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