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Per il ministro Giuli il capitolo Venezia è chiuso e Buttafuoco è un fratello sbagliato ma resta un fratello

«Per me il capitolo Venezia è chiuso, ora è tutto in mano a palazzo ChigiPietrangelo (Buttafuoco ndr) è un fratello sbagliato, ma un fratello sbagliato rimane un fratello». Lo afferma, in un’intervista a la Repubblica, il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

«È stato vittima di una fantasia pacificatoria – aggiungere -, voleva l’Onu dell’arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento. Il danno d’immagine l’ha causato la Biennale a se stessa. Come ha detto la premier, Pietrangelo è capacissimo, sì, capacissimo di tutto. Il ministero ha fatto quello che andava fatto: accertare che tutto fosse regolare. In pubblico sono intervenuto solo per precisare che sul padiglione russo il governo è stato informato a cose fatte».

C’è l’ipotesi di commissariamento? «Non è mai stata in campo – prosegue Giuli -. Non c’è ragione di destabilizzare la situazione. Buttafuoco non è un martire della jihad, è il mio caro Ciccio Tumeo». Un personaggio del Gattopardo. Cosa c’entra ora? «Pietrangelo – prosegue – è l’inconsolabile espressione di un ancien régime isolazionista e borbonico, che non riconosce l’unità d’Italia. Piccolo problema: la fondazione lagunare non è uno stato sovrano, Buttafuoco dev’essersi confuso. A forza di rivendicare autonomia, si è persino auto-commissariato».

Perché ha mandato gli ispettori? “Dopo la diffida dell’artista israeliano – conclude il ministro della Cultura -, la fondazione si è rivolta al Mic e a palazzo Chigi per chiedere aiuto”.

Alla fine Buttafuoco avrà il padiglione russo: «Rifiuto lo schema vincitori/vinti. Se però migliaia di visitatori ceceni mandati da Ramzan Kadyrov voteranno il padiglione russo, sapremo chi ha vinto: Vladimir Putin. Ma il mio più grande rammarico è un altro. Se Pietrangelo ci avesse coinvolto nelle interlocuzioni che portava avanti con i russi da anni, forse avremmo potuto chiedere una contropartita. Sarebbe stato un trionfo riaprire il padiglione russo in cambio di un cessate il fuoco con la liberazione di cento bambini ucraini».


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