#ESTERI #RADAR #ULTIME NOTIZIE

“Niente ebrei nel nostro albergo”, bufera in Baviera per il rifiuto a una famiglia israeliana

Ariel Piccini Warschauer.

Un messaggio secco, inequivocabile e agghiacciante nella sua linearità: «Siamo spiacenti, ma nel nostro hotel non sono ammessi ebrei». È questa la risposta che una famiglia israeliana si è vista recapitare tramite la piattaforma Booking.com mentre tentava di prenotare un soggiorno in Germania. L’episodio, avvenuto lo scorso 2 giugno, ha travolto l’Hotel Zum Hirschen, una storica struttura a conduzione familiare con 120 anni di storia alle spalle, situata a Lam, una località della Baviera a ridosso del confine con la Repubblica Ceca.

Il caso ha sollevato un’ondata di indignazione pubblica in Germania e in Europa, trasformandosi rapidamente in un caso politico e giudiziario. L’albergo è stato immediatamente rimosso da Booking.com, mentre il quartier generale della polizia dell’Alto Palatinato ha confermato che la Polizia Criminale di Ratisbona ha aperto un’indagine formale sulla vicenda.

Travolta dalle reazioni, la famiglia Sperl-Vogl, che gestisce l’hotel, ha cercato di correre ai ripari diffondendo una nota di scuse. Secondo la versione dei proprietari, ripresa anche dal giornalista tedesco Tobias Huch che ha visionato la corrispondenza diretta con la famiglia israeliana, la struttura era da tempo bersaglio di tentativi di phishing e prenotazioni fraudolente sulla piattaforma. Ricevendo la richiesta da Israele, i gestori avrebbero erroneamente ipotizzato l’ennesima truffa informatica.

Una giustificazione che, tuttavia, si scontra con la violenza verbale del messaggio inviato, un messaggio stile anni’30, da Terzo Reich.

«Questo è stato comunque inaccettabile e non deve accadere in una struttura professionale», hanno ammesso i titolari nelle scuse inviate agli ospiti. «Siamo solo esseri umani e a volte la rabbia prende il sopravvento». Sul proprio sito web, l’hotel ha successivamente pubblicato un comunicato in cui dichiara di aver contattato la Cancelleria di Stato e le autorità per presentare la propria versione dei fatti, lamentando di aver ricevuto «insulti e minacce» nelle ultime ore. «Condanniamo ogni forma di discriminazione. Le affermazioni secondo cui determinati gruppi non sarebbero i benvenuti nella nostra struttura non corrispondono al vero», conclude la nota.

Le reazioni del mondo ebraico e delle istituzioni non si sono fatte attendere, rigettando qualsiasi tentativo di minimizzare l’accaduto come un semplice “errore di valutazione”.Josef Schuster (Presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania): «L’affermazione deumanizzante “Nessun ebreo ammesso” non può essere giustificata in nessun caso, indipendentemente dai tentativi di contestualizzarla. Resta scioccante che qualcuno non solo pensi in questo modo, ma lo metta per iscritto e lo invii». Charlotte Knobloch (Presidente della Comunità Ebraica di Monaco e dell’Alta Baviera): «Alla fine è quasi secondario se l’autore abbia inviato il messaggio per intento d’odio o per superficialità. In entrambi i casi, descrive la realtà quotidiana di molti ebrei, non solo israeliani in Europa e al di fuori dai confini europei. Questa non è una questione israeliana, è un pericolo per la democrazia in Germania». Lo European Jewish Congress (EJC), si è detta «profondamente turbata» da un incidente che «evoca alcune delle pagine più buie della storia europea».

L’EJC ha inoltre ricordato come l’episodio si inserisca in una preoccupante scia di antisemitismo nel Paese: nel solo 2024, in Germania sono stati registrati oltre 6.200 reati di matrice antisemita, tra cui 173 crimini violenti. «Nessuno dovrebbe vedersi negare una stanza d’albergo, un servizio o l’accesso alla vita pubblica a causa della propria identità ebraica», ha concluso il Congresso, chiedendo alle autorità tedesche di fare piena luce sulle responsabilità.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti