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Nel teatro di guerra oltre alle armi c’è la religione, meglio fermarsi

Il direttore Roberto Napoletano, sul Mattino, scrive sullo scontro tra Casa Bianca e Vaticano. E “quando il teatro di guerra aggiunge alle armi perfino la religione a tutto campo – afferma – c’è una sola priorità: fermarsi. Perché altrimenti la guerra mondiale a pezzi diventa una guerra mondiale totale. Siamo di fronte alla possibilità del disastro globale, dove alle tensioni militari, politiche, economiche, si sta aggiungendo la dimensione religiosa. A questo punto il rischio è che si disgreghi l’umanità. Se ne smarrisca il collante civile, laico, religioso. L’offesa di chi ha la responsabilità di governo degli Stati Uniti, Donald Trump, a Papa Leone XIV che si esprime nell’esercizio del suo magistero contro la violenza della guerra e a favore della pace, tocca una vetta di criticità che impone una riflessione comune per capire dove si vuole andare e che mondo si vuole lasciare alle generazioni future. Si impone l’urgenza di porre in essere tutti gli atti di cui la “politica buona” ancora dispone per avviare una de-escalation che disinneschi questa mina che supera tutte le altre. L’offesa di Trump a Papa Leone è inaccettabile da ogni punto di vista e alimenta interrogativi, se possibile ancora più potenti, di quelli che hanno riguardato l’inizio di una guerra in Iran senza sapere perché e le molteplici fratture inferte a un’idea di Occidente bandiera delle democrazie liberali di cui abbiamo già parlato. Come sono possibili queste parole così dissacranti da parte di un politico che ha sempre posto la religione in posizione di preminenza? Allora, ci si chiede, che cosa gli succede? La maggioranza dei cattolici americani ha votato per Trump, come può accadere che lo stesso Trump arrivi ad attaccare il Papa provando addirittura a ridicolizzarlo? Che cosa ha impedito di pensarci un attimo prima di farlo? In questo caso, non sono possibili neppure una delle tante ragioni, vere o presunte, di volta in volta accampate su altre bizzarrie trumpiane: interessi comunicativi, finanziari, elettorali o più semplicemente a favore di sondaggi. Qui si è infranto un codice comportamentale di portata storica. Si è cercato di denigrare la religione ancora prima del Papa”.

Nel teatro di guerra oltre alle armi c’è la religione, meglio fermarsi

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