Monte dei Paschi, gli assetti e gli scenari possibili
We-Wealth ha descritto la situazione in vista dell’assemblea degli azionisti della Banca Monte dei Paschi di Siena del 15 aprile.
Nelle ultime ore, a ridosso dell’assemblea degli azionisti chiamata a rinnovare i vertici di Monte dei Paschi di Siena, si sono mosse nuove pedine.
Alla corrente che sostiene l’ex ceo Luigi Lovaglio si sarebbe aggiunta, secondo indiscrezioni raccolte dall’Ansa, BlackRock – la cui quota è scesa poco al di sotto del 5%, continuando a rappresentare uno dei principali azionisti della banca. Si tratterebbe del secondo endorsement di peso per la lista promossa da Plt Holding e Pierluigi Tortora.
Sul versante opposto si sarebbe invece schierata Vanguard, altro grande fondo con un peso di circa il 3% del capitale, i cui voti potrebbero andare alla lista presentata dal cda uscente, a sostegno di Fabrizio Palermo. Anche Edizione, la holding della famiglia Benetton che detiene circa l’1,45% di Mps, si sarebbe orientata verso la lista del cda.
La conta delle quote e gli equilibri
Sui voti dei fondi, tuttavia, le percentuali potenziali vanno trattate con cautela: trattandosi di azioni detenute per conto dei clienti, non tutte potrebbero essere state depositate e trasformarsi in voti effettivi in assemblea. Al contrario, investitori diretti come Francesco Gaetano Caltagirone possono far valere quasi integralmente la propria quota.
Se le mosse dei due grandi fondi americani fossero confermate, il vantaggio della lista del cda resterebbe, ma si assottiglierebbe sensibilmente: la lista Palermo si collocherebbe attorno al 18-19% del capitale, mentre quella alternativa salirebbe vicino al 9%, lasciando a Banco BPM (3,7%) e all’eventuale posizione di Delfin (oltre il 17%) il ruolo di arbitri della sfida. In particolare, la holding guidata da Francesco Milleri sarebbe orientata all’astensione o, in alternativa, a convogliare i voti sulla lista di Assogestioni. Banco Bpm dovrebbe invece sciogliere le riserve alla vigilia dell’assemblea.
Ricapitolando, il fronte del cda raccoglierebbe il sostegno di Caltagirone, Vanguard e delle casse previdenziali; dall’altra parte si collocherebbero Plt Holding, BlackRock e Norges Bank Investment Management. I favori del pronostico restano per la lista Palermo: secondo Il Sole 24 Ore Radiocor, il sostegno potrebbe già superare il 30% del capitale anche senza considerare un eventuale appoggio di Delfin, una soglia che sarebbe sufficiente ad assicurare la vittoria nella prima votazione.
Il peso dell’affluenza e gli scenari finali
Un elemento decisivo è rappresentato dall’affluenza. La partecipazione è attesa attorno al 70%, con azioni già depositate pari al 67,9% del capitale. Se l’affluenza si confermasse su questi livelli e Delfin, pur presente, scegliesse di non votare sulla lista, il capitale effettivamente contendibile scenderebbe a circa il 52,5%. In questo scenario la soglia per prevalere si abbasserebbe a poco più del 26% del capitale totale, aumentando il peso relativo dei blocchi già schierati e avvicinando sensibilmente la lista del cda alla maggioranza relativa decisiva.
Resta però aperto il secondo livello della partita. Le votazioni sui singoli candidati potrebbero infatti rimescolare gli equilibri, consentendo anche alla lista alternativa di ottenere rappresentanza in consiglio. In questo scenario, lo stesso Lovaglio potrebbe comunque rientrare nel cda, anche in caso di vittoria della lista del board uscente.




