Meloni dovrà dimostrare di saper guidare la barca con vento sfavorevole
“Il referendum sulla giustizia, come sappiamo, è stato venduto come un voto sul futuro di Meloni”, scrive sul Foglio il direttore Claudio Cerasa commentando la vittoria del No, “ma in verità era un voto che aveva una valenza diversa, e al centro del voto di domenica e lunedì scorsi c’era qualcosa di più importante del futuro del governo. In quattro parole: il futuro dell’Italia. Nell’attesa di capire se la vittoria netta del No avrà degli effetti immediati sul governo Meloni, si può provare a ragionare su cosa possa significare, per il futuro dell’Italia, la fine del percorso della riforma della giustizia costruita da Giorgia Meloni e sostenuta in questi mesi da tutti coloro che hanno scelto di considerare la difesa del garantismo un tema più importante della difesa di un colore politico. Gli effetti sull’Italia, di questo trionfo del No, sono evidenti. Prima del centrosinistra, vince qualcun altro. Vince prima di tutto l’Anm. Vince prima di tutto il partito dei giudici. Vince prima di tutto l’internazionale delle procure. Vince prima di tutto un’idea malata di giustizia in cui il pubblico ministero può disporre delle vite degli altri senza preoccuparsi delle conseguenze dei propri errori. Un’idea di giustizia in cui le procure possono esondare senza avere argini. Un’idea di giustizia in cui i giudici non hanno la forza di essere un freno durante le indagini sui pubblici ministeri spericolati. Un’idea di giustizia in cui un magistrato desideroso di fare carriera continuerà ad avere poche possibilità di ritrovarsi promosso sulla base del merito e non dell’appartenenza. La vittoria del No è un colpo duro per Meloni, che dovrà dimostrare per la prima volta in quattro anni di governo di saper guidare la nave anche con un vento sfavorevole, il che significa avere il coraggio di saper tenere la barra dritta su temi difficili con i quali in questi anni ha sfidato anche un pezzo del suo elettorato, come la difesa dell’Ucraina, come la lotta contro l’antieuropeismo modello Patrioti, come la prudenza sui conti. Ma la vittoria del No è prima di tutto un colpo duro all’affermazione di un’idea di stato di diritto in cui il garantismo non è un’eresia, in cui la difesa delle libertà non è una battaglia di parte, in cui i partiti non affidano ai magistrati il compito di esercitare un potere di supplenza contro la parte politica avversa”.





