Mani sporche di sangue, lo scandalo Unrwa si allarga
Ariel Piccini Warschauer.
Non erano “mele marce” isolate. Il sistema UNRWA, l’agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi, continua a perdere i pezzi sotto il peso di rivelazioni agghiaccianti che confermano i peggiori sospetti: la complicità con il terrorismo di Hamas non era un’eccezione, ma un metodo. L’ultima mazzata arriva dagli Stati Uniti, per mano dell’USAID Office of Inspector General, l’autorità di controllo sui fondi americani, che ha identificato nuovi dipendenti dell’agenzia coinvolti direttamente nell’orrore del 7 ottobre 2023.
Insegnanti e carcerieri
Il dossier è un atto d’accusa che non lascia spazio a interpretazioni. Sotto la lente degli investigatori sono finiti altri quattro nomi: tre insegnanti e un assistente sociale. Figure che dovrebbero occuparsi di educazione e solidarietà e che invece, secondo le prove raccolte, avrebbero partecipato attivamente alle attività terroristiche. L’accusa più infamante? Aver contribuito alla detenzione degli ostaggi rapiti in Israele.
In pratica, mentre la comunità internazionale versava miliardi di dollari per “aiutare la popolazione”, alcuni dipendenti ONU usavano quegli stessi stipendi per fare da guardiani ai civili israeliani strappati alle loro case, seviziati e tenuti nei tunnel sotto Gaza per mesi e in qualche caso, per anni.
Il caso del preside-terrorista
Le indagini hanno già portato nel mirino oltre 20 persone. Ma c’è un caso che svetta sugli altri per gravità: quello di un preside di una scuola UNRWA, smascherato come membro operativo di un’unità di Hamas. L’uomo è stato interdetto per dieci anni da qualsiasi programma finanziato dal governo statunitense. Secondo gli investigatori, durante il massacro di ottobre, il preside avrebbe coordinato i contatti tra diversi membri del gruppo terroristico. Una scuola trasformata, di fatto, in un centro di comando e controllo per il jihad.
Washington chiude i rubinetti
Il Dipartimento di Stato americano sta ora valutando sanzioni pesantissime per impedire a questi soggetti di rimettere piede in qualunque progetto finanziato dagli USA. Le parole del portavoce dell’autorità statunitense sono una pietra tombale sull’ipocrisia burocratica: “I contribuenti americani non devono finanziare gli stipendi di chi partecipa ad attività terroristiche e impedisce agli aiuti di raggiungere chi ne ha davvero bisogno”.
Il fallimento dell’ONU
Da anni Israele denuncia l’infiltrazione sistematica di Hamas nell’UNRWA, accusando l’agenzia di chiudere entrambi gli occhi (e spesso pure le orecchie) davanti all’evidenza. Ogni volta, dal Palazzo di Vetro, sono arrivate smentite piccate o promesse di “indagini interne”. Ora che a parlare sono i report americani, la difesa d’ufficio dell’ONU crolla definitivamente.
Il dibattito sul ruolo dell’agenzia a Gaza non è più solo politico, ma morale: è possibile continuare a finanziare un’organizzazione dove chi insegna la mattina, la sera imbraccia un AK-47 o sorveglia una cella? La risposta, per chiunque non voglia essere complice, dovrebbe essere scontata.






Grazie per diffondere queste verità che la depravazione dei “buoni” vuole tacere.