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I nuovi hobbit

Paolo Benini.

Ci pensavo ieri pomeriggio, dopo avere camminato in montagna, in mezzo all’ultima neve primaverile, ancora bianca, e alle creste silenziose e rappresentanti del tempo. Mi sono fermato, un bicchiere di vino, un pezzo di formaggio, davanti il panorama aperto, e quel tipo di silenzio che non è assenza di rumore, ma presenza e profondità. E mentre la mente vagava senza una direzione precisa, a un certo punto si è fermata e non so perche ma dentro di me e’ affiorato il ricordo di Tolkien, Mordor, gli Hobbit. E subito dopo una domanda: come si riconosce oggi un Hobbit?

Forse Tolkien ci diceva una cosa importante? Mordor non è soltanto un luogo. È una logica. È il mondo quando tutto diventa funzione, velocità, esposizione continua, controllo. Dove anche l’attenzione umana diventa materia prima da estrarre. E oggi Mordor non arriva più con gli eserciti. Arriva nel modo in cui organizza il tempo, le reazioni, le relazioni, il bisogno continuo di presenza e di risposta.

Io stesso faccio uso degli strumenti di questo tempo. Sarebbe ridicolo immaginare di vivere fuori dal mondo. Ma il punto è un altro: usare uno strumento senza permettergli di costruirti mentalmente. Perché il problema non è mai lo strumento. Il problema nasce quando lo strumento smette di essere qualcosa che utilizzi e diventa invece qualcosa che lentamente ti utilizza.

Gli Hobbit sono il contrario di questa struttura asfissiante. Tolkien li rende piccoli apposta. Vivono nei loro “ricchi buchi”. È un simbolo straordinario. Non cercano monumentalità, esposizione o dominio. Cercano equilibrio. Mangiano, fumano, parlano, coltivano memoria, ironia, relazioni vere. Non sono eroi spettacolari. Ed è proprio lì la loro forza. Conservano qualcosa che Mordor non riesce completamente a colonizzare.

La cosa più interessante però è che Mordor non produce soltanto i propri funzionari. Produce anche gran parte dei propri oppositori. Li costruisce mentalmente. Gli dà il ritmo nervoso, il linguaggio, perfino il modo di ribellarsi. Basta guardarli: esposizione continua, conflitto continuo, reazione continua. Persone convinte di essere contro il sistema mentre ne replicano perfettamente la struttura psicologica. Cambiano le bandiere, resta identica la macchina interiore. Mordor ama gli oppositori rumorosi, perché condividono la stessa architettura emotiva di Mordor.

E questo oggi si vede perfettamente anche nel rapporto con gli strumenti più avanzati di questo tempo. Da una parte gli adoratori, pronti a delegare progressivamente memoria, scrittura, creatività, giudizio. Dall’altra gli apocalittici, che demonizzano tutto ciò che non controllano completamente. In realtà entrambi reagiscono senza elaborare davvero il fenomeno. Entrambi restano intrappolati dentro la stessa struttura mentale: paura, dipendenza, reazione.

L’Hobbit invece attraversa tutto questo in un altro modo. Usa ciò che serve senza inginocchiarsi davanti a ciò che usa. Attraversa il mondo moderno senza trasformarsi completamente in un prodotto del mondo moderno. Mantiene intatti i nuclei che non possono essere delegati: discernimento, sensibilità, dubbio, profondità, capacità di stare nel silenzio senza sentirsi vuoto. Usa gli strumenti senza servire gli strumenti. E soprattutto non sente il bisogno di farsi difendere da seminari, congressi o comitati etici: possiede già dentro di sé gli strumenti per difendersi da solo.

Ed è qui che cambia anche il significato della Contea. La Contea non è più un luogo geografico. Non è il rifugio nostalgico di chi fugge dal mondo moderno. Diventa qualcosa di molto più sottile: un luogo dello spirito distribuito dentro Mordor stesso. Una rete invisibile di persone che vivono nella modernità senza lasciarsi completamente standardizzare dalla modernità.

Si riconoscono subito. Non dai simboli, non dalle ideologie, non dalle pose. Ma dal modo in cui parlano, ascoltano, discutono. Dal fatto che riescono ancora ad affrontare temi complessi senza trasformare tutto in tifoseria, esposizione o tribunale morale. Dal fatto che non sentono il bisogno di reagire ogni trenta secondi.

Forse oggi i nuovi Hobbit sono semplicemente questo: esseri umani che attraversano Mordor senza abitarlo davvero, mentre continuano ad abitare la propria Contea invisibile ma esistente.

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