Malaguti lancia il club della buona reputazione
Il direttore de La Stampa Andrea Malaguti nell’editoriale della domenica scrive: “La guerra è un massacro di persone che non si conoscono, a vantaggio di persone che si conoscono ma non si massacrano.”, scrive Paul Valery. I contrappesi delle democrazie liberali servono esattamente ad evitare la sottomissione di persone che non si conoscono, garantendo la loro dignità e le loro opportunità. Valori e diritti, parole disprezzate dal cinismo prepotente di un pugno di Predatori Planetari, ma che in Europa in qualche modo risuonano ancora. Così, mentre a Mosca un impaurito Vladimir Putin – divorato dai suoi fantasmi, ossessionato dai complotti, disorientato dall’incapacità di sottomettere Kyiv in tre giorni e di avere scatenato un conflitto più lungo dell’assedio di Pietroburgo, durato 872 giorni – celebra la più mesta, vuota e stupida, delle parate de 9 maggio, è difficile non tornare con la memoria alle parole di Anna Politkovskaja, una donna che al giornalismo e all’eudoxia aveva incardinato il senso di sé : «La verità non è neutrale. È sempre dalla parte delle vittime». Forse è da qui che dovrebbe ripartire il club della Buona Reputazione europea. Da qui e dalle riflessioni consegnate dal Nobel Philippe Aghional nostro Marco Bresolin (Giornalista de La Stampa, ndr). «Non possiamo più stare sotto l’ombrello americano. Bisogna passare da un’Europa poliziotto, che ci dice che cosa fare, ad un’Europa facilitatrice. Gli Stati devono avere più serietà, ma in cambio l’Europa dovrebbe avere una capacità d’indebitamento comune per investire sull’innovazione». Buona Reputazione e tecnologie. Un progetto che al momento esiste solo in versione minimalista. Ma deve espandersi e resistere in nome di quelle nuove generazioni che non meritano questo triste spettacolino dell’orrore globale e che sognano di dire assieme al poeta americano Carl Sandburg: «Un giorno faranno una guerra e nessuno vi andrà»”.





