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Maione e Lombardi spiegano perché il cda di Banca Mps non vuole Lovaglio amministratore delegato

Nella lettera che il cda di Banca Monte dei Paschi ha inviato ai suoi azionisti in vista dell’assemblea del 15 aprile, secondo La Repubblica, emergono le vere ragioni dell’esclusione di Luigi Lovaglio dalla lista del consiglio di amministrazione uscente. Nel contesto di cambiamento della Banca Mps, «il consiglio ha deciso di non includere l’ex amministratore delegato nella lista del cda, sulla base di considerazioni legate alla prossima fase di sviluppo della banca». La lettera è firmata dal presidente Nicola Maione (nella foto) e dal presidente del comitato nomine, Domenico Lombardi.

Il fatto di non avere una lista in continuità è anomalo, osserva il quotidiano, visto che Lovaglio era in carica dal 2022 ed è considerato dal Tesoro e dal primo azionista Delfin l’artefice del risanamento del Monte dei Paschi e poi dell’Opas che ha portato la banca senese alla conquista di Mediobanca.

«Il processo di autovalutazione del consiglio – scrivono Maione e Lombardi – ha evidenziato la necessità che la leadership esecutiva della banca sia dotata di competenze, capacità e visione strategica maggiormente allineate alle imminenti sfide di mercato, che caratterizzeranno il futuro percorso di trasformazione della banca; favorisca una maggiore apertura al dialogo e un’interazione più inclusiva ed efficace all’interno del consiglio, per garantire solide dinamiche di governance. Pertanto, tale esclusione si basa su una valutazione articolata che non è riconducibile esclusivamente a considerazioni relative a indagini in corso e al loro potenziale impatto sulla reputazione della banca».

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