L’uovo e la gallina, Trump e Quinto Fabio Massimo
Andrea Iannuzzi su Repubblica.it ha commentato la conclusione non conclusione dell’intesa tra Stati Uniti e Iran in maniera forbita, ma alla stessa conclusione è arrivato anche sfogliamo.eu che ha descritto la situazione con il proverbio toscano “non si mangia l’uovo in…..alla gallina”. La storia dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per una tregua stabile e duratura, con conseguente riapertura dello stretto di Hormuz, assomiglia sempre più al paradosso di Achille e la tartaruga: percorrere la distanza che manca alla firma dell’intesa diventa un processo infinito, perché nel frattempo il traguardo si è spostato un po’ più in là.
Oggi il mondo si aspettava di celebrare la sigla del patto quando è arrivata l’ennesima frenata da parte di Trump: i negoziati stanno procedendo in modo ordinato e costruttivo – ha detto il presidente – e ho informato i miei rappresentanti di non affrettare la conclusione dell’accordo, dato che il tempo è dalla nostra parte”.
Non c’è fretta, quindi. Modalità stand-by: la Casa Bianca fa sapere che ci vorranno diversi giorni, necessari soprattutto a dirimere le questioni legate allo sviluppo nucleare iraniano. La guida suprema di Teheran Khamenei, secondo fonti americane, avrebbe “approvato il quadro generale dell’accordo ma resta ancora da vedere se questo si tradurrà in un accordo definitivo”. Nel frattempo, il blocco navale resterà in vigore.
La mossa di Trump arriva in risposta allo scetticismo con cui è stata accolta la notizia dell’intesa, soprattutto da parte di Israele ma anche sul fronte interno americano. Non caso il presidente ha tenuto a precisare che “l’accordo dipende totalmente da me e se ci saranno novità saranno solo buone notizie: io non faccio mai cattivi accordi”. Se volessimo dare seguito al paragone storico tra gli Stati Uniti e l’antica Roma evocato dal regime di Teheran, si potrebbe rievocare la figura di Quinto Fabio Massimo: chiamiamolo Donald, il temporeggiatore.





