#CULTURA #ULTIME NOTIZIE

Giovanni Allevi e la malattia, prima il gelo che poi ha lasciato il passo a un’immensa gratitudine

Più che un’intervista è un insegnamento di vita l’intervista che Giovanni Allevi ha rilasciato a Linda Meoni de La Nazione.

Lo ripete spesso: “La sofferenza è una nuvola, ma io sono il cielo”. Un invito a spostare il fuoco dell’esistenza, a vivere nella consapevolezza di essere appunto “cielo”, cioè anima e interiorità che una nuvola potrà pure oscurare ma solo il tempo che basta a farla passare. Sono trascorsi quattro anni dalla diagnosi di mieloma multiplo. La vita e la musica per Giovanni Allevi, compositore filosofo, sono inevitabilmente cambiati. Non è più lui solo il Maestro. Ce n’è un altro che gli vive accanto. Ed è il dolore. Di “Abitare il corpo ferito“ Allevi ha parlato con l’antropologo Adriano Favole ai Dialoghi di Pistoia. È lì che abbiamo colto lo spunto per entrare dentro al possibile senso di una inaspettata convivenza. 

Allevi, come – se – si addomesticano la rabbia e la frustrazione che può accadere di provare verso un corpo che non assomiglia più a quello che ci è stato dato? 

“Può sembrare strano ma io non ho subito provato rabbia e frustrazione. La parola che meglio descrive lo stato d’animo appena ricevuta la diagnosi è gelo. A me succede così: se incontro una difficoltà seria, divento di ghiaccio. Poi negli anni a seguire, il gelo lentamente ha lasciato il passo a una immensa gratitudine, per le piccole cose, per essere ancora, semplicemente, vivo”.

Giovanni Allevi e la malattia, prima il gelo che poi ha lasciato il passo a un’immensa gratitudine

L’uovo e la gallina, Trump e Quinto

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti