Luisa Amalia Paladini, giornalista e educatrice
Roberto Pizzi.
Dopo l’articolo del 26 settembre su sfogliamo.eu “I giornali delle donne sotto il Ducato di Lucca”, offro una breve biografia di Luisa Amalia Paladini (1810-1872), giornalista, poetessa, traduttrice nel 1834 del francese Giornale dei Fanciulli, collaboratrice a L’Era novella ed a Il Messaggero delle donne italiane, dalle cui colonne sostenne la causa degli asili infantili,
Era nata a Milano da genitori lucchesi; a 5 anni si trasferì a Lucca, dove guidata dalla madre coltivò proficuamente la sua intelligenza. Non ancora ventenne, dimostrò la sua sensibilità scrivendo versi encomiastici e poesie, come i Nuovi Canti offerti alla Guardia Civica di Lucca, ispirate dalle tematiche patriottiche. Sostenitrice delle riforme e dell’unificazione nazionale, partecipò agli entusiasmi popolari del 1848, componendo versi che invitavano a trascendere il municipalismo e il regionalismo e ad unirsi sotto un’ unica bandiera italiana. Ma i suoi sforzi migliori furono diretti all’educazione femminile, sia con pubblicazioni pedagogiche, che con l’insegnamento diretto della lingua italiana necessario anche allora (mutatis mutandis) per concretizzare l’ unificazione del paese tramite la scuola, che doveva sviluppare l’ “indissolubile vincolo della Nazione”.
Introdotti gli Asili infantili, ne divenne istitutrice e soprintendente; poi, il governo provvisorio toscano che aveva appena aperto una scuola normale femminile, la volle come direttrice. Allora, l’unica possibilità di studio per le fanciulle non benestanti veniva dalla scuola normale, un tipo di scuola superiore che permetteva uno sbocco professionale. Ciò che si offriva era la “carriera della maestra”, un ruolo d’importanza crescente nell’ Italia postunitaria che introduceva anche elementi di emancipazione femminile, pur fra quei problemi che trovavano dignità letteraria nel De Amicis, in Matilde Serao ed altri. La Paladini non negava la sua collaborazione al nuovo stato e nel 1872 accettava l’incarico di dirigere l’istituto femminile “Vittorio Emanuele” di Lecce. Mai risparmiatasi nel lavoro, visto come missione, il 17 luglio di quell’anno, inaspettatamente moriva, fra il compianto di chi ne aveva apprezzato la professionalità. Sulla tomba del cimitero di Lecce, fu fatta porre una lapide in cui si esaltava la sua opera, che “A virtù domestiche\ E cittadine\ La donna italiana \ Ammaestrava“. Lucca, a sua volta, intitolò al suo nome l’allora Regio Istituto Magistrale.





