I giornali delle donne sotto il Ducato di Lucca
Roberto Pizzi.
Negli ultimi anni del Ducato(1817-1847) si riscontrava a Lucca una presenza liberale, che nel complesso non rappresentava una grave minaccia per il regime assolutista, stante la sua mancanza di omogeneità. Una minoranza giacobina professava idee repubblicane, altri liberali erano definiti “baciocchiani” o “murattiani in ritardo”, altri ancora erano fedeli ai Borboni e volevano solo temperare il regime assolutista. II movimento liberale, non permeato da istanze rivoluzionarie, si era formato, per lo più, intorno all’esule romagnolo Luigi Carlo Farini, stabilitosi a Lucca nel 1845, dopo aver ripudiato la sua militanza mazziniana ed essere approdato su posizioni moderate. Si distinguevano in questo gruppo uomini di studio quali G.Battista Giorgini, Francesco Carrara, l’abate Matteo Trenta, Bernardino Baroni, Pietro Pacini, Isidoro Del Re, Luigi Fornaciari, Leonardo Martini, Carlo Petri. Essi riscuotevano anche le simpatie di alcuni nobili, come il Mazzarosa ed i còrsi Meuron di tradizione napoleonica. In un contesto economico in cui mancava la presenza di una borghesia capitalistica emergente, i liberali lucchesi non avanzavano incisivi programmi di trasformazione, mirando ad inserirsi al vertice della società lucchese in modo non traumatico. I giornali che nascono negli ultimi anni del Ducato sono l’espressione di questa ispirazione moderata, tendente a valorizzare gli ideali risorgimentali nella continuità dei valori cattolici (che politicamente si identificheranno a lungo nel movimento neoguelfo), conservando i rapporti sociali esistenti e migliorando l’economia locale senza intaccarne le sue pur mediocri fondamenta. Di rilievo, comunque, la nascita di un periodico destinato ad un pubblico femminile, dal titolo Il Messaggero delle donne italiane, album di utili ed amene letture, con appendice di teatri e moda che viene fondato nel 1840 dal deus ex machina dell’editoria locale dell’epoca, Iacopo Balatresi. Egli, dopo aver acquistato a Firenze la testata del Messaggero delle mode, la volle trapiantare a Lucca tasformandone il nome ne il Messaggiero delle Dame (sic), che venne poi venduta a Vincenzo de’ Nobili ed assunse il titolo de Il Messaggero delle donne italiane. Stampata coi torchi della Tipografia Ducale, usciva ogni dieci giorni ed ogni mese dispensava otto incisioni del Petit Courierdi Parigi. Al giornale, che trattava argomenti di beneficenza, letteratura, belle arti e moda, collaborava anche la poetessa Luisa Amalia Paladini (traduttrice, nel 1834, del francese Giornale dei Fanciulli di brevissima esistenza editoriale). Nel 1847 cambiava nuovamente nome, diventando Il Messaggero delle italiane, giornale delle famiglie, ma proprio nel marzo di quell’ anno cessava le sue pubblicazioni. Periodico d’evasione, destinato alle signore della buona società, sotto la gestione di Vincenzo De’ Nobili si dedicò ad argomenti più impegnativi, andando ad occuparsi anche di economia e di problemi sociali. Cercò di valorizzare l’istituzione della Cassa di Risparmio (sorta nel 1835) al fine di alleviare le condizioni dei poveri, propagandò la “Società d’incoraggiamento per le arti, i mestieri e l’agricoltura” e condusse una campagna a favore degli Asili infantili. In genere, cercò di valorizzare un modello femminile sensibile alla cultura, ai valori nazionali ed ai bisogni civili del paese, ma che nel contempo non rigettasse le naturali caratteristiche delle donne basate sul primato del cuore sull’intelletto. Sulle sue colonne trovavano spazio anche gli articoli indirizzati all’educazione dei più umili, scritti dal fiorentino Pietro Thouar ( affiliato alla Giovine Italia, fondatore nel 1832 del noto lunario il Nipote di Sesto Caio Baccelli), quelli di Filippo De Boni(pubblicista, approdato poi alle idee mazziniane) e di Enrico Montazio, portavoce del radicalismo toscano. In definitiva, il giornale, che cercò sempre di indirizzare il pubblico verso i problemi economici e civili generali, portò un contributo alla sprovincializzazione della cultura lucchese.





