Lovaglio epico: “Come nell’Odissea alcune rotte si chiudono e altre si aprono”
C’è tutto l’immaginario di Omero nella mente e nella conference call di Luigi Lovaglio con gli analisti: i venti, le rotte, il porto del ritorno e un sibillino invito ad attendere il colpo di scena. “Sto pensando se dovervi dire che ci rivedremo a novembre”, ha dichiarato l’ad di Mps nel salutare gli analisti, “o se probabilmente ci vedremo prima. Vedremo”. Lo scrive We-wealth.com
La chiusura dei negoziati sulla fusione con Banco Bpm e l’apparente inevitabilità dell’incorporazione per effetto dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo, quindi, potrebbero non aver scritto l’ultima parola: Lovaglio potrebbe comunicare al mercato e agli azionisti una nuova operazione straordinaria da mettere in concorrenza con Ca’ de Sass. Parafrasando l’Ulisse di Nolan: lanciare da siena la sua sfida agli dei.
“Come nell’Odissea […] alcune rotte si chiudono e altre si aprono. Dal nostro porto sicuro continueremo il nostro viaggio pienamente convinti dell’importanza di esplorare ogni opzione strategica in grado di creare valore a lungo termine per i nostri stakeholder”, ha detto Lovaglio, prima di aggiungere in seguito: “Alcune rotte si chiudono e altre si aprono e devo dire che, essendo un navigatore esperto, so che possono cambiare i venti. A volte i venti ti spingono verso la tua destinazione, a volte ti riportano al porto da cui si è partiti”. E poi, senza giri di parole: “Non ritengo che gli investitori dovrebbero pensare in termini di un capitolo che si chiude o che si apre. Oggi non stiamo parlando di nessuna operazione con Banco Bpm. Se dovessero emergere opzioni strategiche, ovviamente il nostro obiettivo è quello di creare valore per gli azionisti di Montepaschi”.
Per Lovaglio, il vento omerico che soffia verso Carlo Messina non rappresenta l’approdo desiderato: l’Opas di Intesa, ha dichiarato, “non sembra attualmente remunerare appieno gli azionisti di Monte Paschi per il premio di controllo, per le sinergie e il valore del franchise, esponendoli al contempo a significativi rischi regolamentari e di execution”.
La creazione di un ciclope da 1.200 miliardi di attivi, poi, non dovrebbe sedurre neanche la politica a caccia di campioni nazionali: “La scala, la dimensione conta, la capacità di investimento conta, la tecnologia conta, ma la scala e le dimensioni devono rafforzare gli operatori, non necessariamente ridurne il numero”, ha detto Lovaglio. “Un campione nazionale dovrebbe rafforzare il tessuto competitivo del Paese, non ridurlo, altrimenti la corona potrà anche diventare più grande, ma il regno diventerà più piccolo”.
A minacciare la creazione di valore, secondo la linea di Mps, sarebbe anche la necessità regolamentare di fare uno spezzatino delle filiali di Siena, un aspetto che Intesa e Unipol hanno calibrato assieme proprio per evitare violazioni delle regole sulla concorrenza ed eccessive concentrazioni. “Sono fermamente convinto che frammentare una rete non crea valore, non crea più valore, e questo non solo per gli stakeholder, ma anche per l’economia del Paese”, ha detto Lovaglio, ricordando come il valore della rete risieda anche nelle relazioni e nelle competenze che si creano al suo interno.





