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Lo strappo di Riad frena Trump: “Niente basi per l’operazione Hormuz”

Ariel Piccini Warschauer.

Un «no» secco, arrivato nel momento più inatteso. L’Arabia Saudita ha chiuso i propri cieli ai jet americani, costringendo Donald Trump a una brusca frenata sul Project Freedom, l’operazione militare che avrebbe dovuto spezzare il blocco nello Stretto di Hormuz. Lo strappo di Riad non è solo un intoppo logistico, ma un terremoto diplomatico che ridisegna gli equilibri in Medio Oriente mentre il cessate il fuoco con l’Iran resta appeso a un filo.

Secondo quanto rivelato da funzionari della Casa Bianca a NBC News, il principe ereditario Mohammed bin Salman (MBS) avrebbe comunicato personalmente il divieto dopo l’annuncio a sorpresa del piano da parte di Trump. Gli alleati del Golfo, colti alla sprovvista dalla rapidità dell’iniziativa americana, hanno risposto con la moneta del silenzio e dei radar spenti.

Nonostante una concitata telefonata tra il tycoon e il leader saudita, la posizione di Riad è rimasta ferma: niente decolli dalla base aerea di Prince Sultan, l’hub strategico dove gli Stati Uniti mantengono i loro caccia e le batterie di difesa aerea. Senza l’accesso a quello spazio aereo, la missione di scorta alle navi mercantili è diventata militarmente insostenibile.

La mossa saudita segna un’inversione di tendenza rispetto a poche settimane fa. Durante l’Operazione Epic Fury, la campagna di pressione massima contro Teheran, il Regno era stato il pilastro logistico dell’aviazione americana. Oggi, la leadership saudita sembra voler evitare un coinvolgimento diretto che possa incendiare nuovamente la regione proprio mentre il Pakistan sta mediando un fragile accordo di pace.

Ufficialmente, Trump ha giustificato la sospensione del Project Freedom parlando di «grandi progressi» nei negoziati. Ma a Washington, la realtà che filtra dai corridoi del Pentagono è diversa: l’America è stata messa all’angolo dai suoi stessi alleati. «Trump è stato costretto a fermarsi per non perdere l’accesso a un’area geografica vitale», spiegano le fonti.

Riad rivendica un ruolo di primo piano e non è più disposta a essere informata a cose fatte. Per il Presidente americano, impegnato a bilanciare la retorica della forza con la necessità di riportare i soldati a casa, si tratta di una lezione di Realpolitik impartita dall’alleato più stretto: senza il consenso del Golfo, la supremazia tecnologica dei caccia a stelle e strisce si ferma sulla pista di decollo.

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