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L’Idf verso il Litani ma disarmare Hezbollah è impossibile senza l’invasione totale

Ariel Piccini Warschauer.

La bandiera con la Stella di Davide sventola sempre più vicina alle sponde del fiume Litani, ma la realtà sul campo di battaglia libanese costringe i vertici dell’IDF a un bagno di realismo. Secondo quanto abbiamo appreso nelle ultime ore, l’esercito israeliano ritiene che l’obiettivo di disarmare completamente Hezbollah sia “irrealistico” senza dare il via a un’invasione su scala nazionale. Un’opzione, quest’ultima, che il Gabinetto di sicurezza non sembra intenzionato a percorrere.

Entro la prossima settimana, le cinque divisioni israeliane impegnate al fronte dovrebbero completare il controllo di una fascia di territorio profonda tra gli 8 e i 10 chilometri. È la cosiddetta “terza linea” di difesa, quella che lambisce il fiume Litani. L’obiettivo tattico è chiaro: neutralizzare le postazioni da cui i miliziani sciiti bersagliano il nord di Israele con i micidiali missili anticarro e allungare i tempi di allerta per i cittadini israeliani sotto tiro.

Tuttavia, il cuore della minaccia resta intatto. Il vero rompicapo per i generali di Tel Aviv è rappresentato dalle batterie di razzi semoventi nascoste a nord del Litani. Sebbene l’aviazione continui a martellare i depositi nella Valle della Bekaa, la presenza di truppe di terra è l’unico modo per sradicare fisicamente l’infrastruttura terroristica, ma il prezzo in termini di vite umane e risorse per un’occupazione totale è considerato troppo alto.

Il piano per il dopoguerra sta già prendendo forma e segna una rottura col passato. A differenza del periodo 1982-2000, Israele non intende mantenere truppe stanziali fino al Litani. La strategia prevede una fascia cuscinetto con una presenza militare fissa profonda dai 2 ai 4 chilometri in territorio libanese. Un Monitoraggio attivo: Da questa zona, l’IDF manterrà la capacità di sorvegliare e colpire ogni movimento di Hezbollah fino al fiume, senza però esporre i soldati a una guerriglia di logoramento in aree troppo avanzate.

Mentre la 36ª e la 91ª divisione spingono in profondità e la 146ª presidia la costa, il bilancio delle perdite per Hezbollah si fa pesante. L’IDF ha confermato che, dall’inizio della nuova fase del conflitto, sono oltre 1.000 i miliziani eliminati.

Nonostante i colpi inferti alla catena di comando e ai ranghi dei “combattenti di Dio”, la sensazione è che la partita sia tutt’altro che chiusa. Israele sta costruendo un muro di sicurezza fatto di uomini e tecnologia, sapendo però che la “testa del serpente” rimane ben protetta oltre la linea d’acqua del Litani.

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