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Libano, scatta la fase di demolizione con l’Idf che rade al suolo le roccaforti di Hezbollah

Ariel Piccini Warschauer.

Il fronte Nord di Israele non è più solo una linea di scontro, ma il teatro di una trasformazione radicale del terreno. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dato il via a una massiccia operazione di demolizione nel Libano meridionale, puntando a smantellare sistematicamente l’infrastruttura del terrore che Hezbollah ha costruito per decenni a ridosso del confine e sotto gli occhi dei caschi blu dell’Onu.

Le ruspe e le cariche esplosive dell’IDF sono entrate in azione nei villaggi della fascia di confine seguendo una direttiva precisa del Ministro della Difesa, Israel Katz. L’obiettivo è chiaro: trasformare i villaggi “cuscinetto” in zone dove la minaccia sia ridotta a zero.

Secondo fonti militari, le abitazioni colpite non erano semplici residenze civili, ma vere e proprie postazioni di combattimento utilizzate da Hezbollah e dai terroristi palestinesi di Hamas. Da queste case, i miliziani sciiti gestivano attività di ricognizione e lanciavano missili anti-tank contro le comunità della Galilea. “Abbiamo ordinato un’accelerazione nella distruzione per neutralizzare le minacce”, ha dichiarato Katz, citando esplicitamente il modello già applicato a Beit Hanun e Rafah, nella Striscia di Gaza. L’ordine include anche la distruzione dei ponti a sud del fiume Litani per tagliare le linee di rifornimento dei terroristi.

Mentre i genieri abbattono le strutture, le divisioni d’assalto avanzano più in profondità. Nelle ultime 24 ore, l’incursione di terra ha portato alla cattura di diversi operativi di Hezbollah. Fonti della sicurezza descrivono uno scenario di profondo sbandamento tra le fila dei miliziani: molti combattenti, originari di Beirut e privi della conoscenza del territorio o della motivazione necessaria, hanno preferito arrendersi alle truppe israeliane piuttosto che morire per una causa che appare sempre più compromessa.

I prigionieri sono stati trasferiti per gli interrogatori, mentre i rapporti dal fronte parlano di un “morale estremamente basso”. Molti altri combattenti avrebbero già abbandonato le posizioni, fuggendo a nord del fiume Litani per sottrarsi alla morsa d’acciaio dell’IDF. Restano però sacche di resistenza che utilizzano tattiche di guerriglia, sfruttando proprio le macerie delle case demolite come nascondigli improvvisati tra un conflitto a fuoco e l’altro.

Il messaggio che arriva da Gerusalemme è inequivocabile: non ci sarà più un ritorno allo status quo precedente al 7 ottobre. Fonti della Difesa hanno confermato che Israele punta a mantenere un “controllo effettivo” sul Libano meridionale anche dopo la fine delle ostilità attive.

Finché Hezbollah non sarà completamente disarmato e allontanato definitivamente dal confine, l’IDF non intende lasciare il vuoto di potere che ha permesso al “Partito di Dio” di prosperare per anni. La strategia è quella di una zona di sicurezza impenetrabile, gestita con il pugno di ferro per garantire che i residenti del nord d’Israele possano tornare alle loro case senza il timore di nuovi attacchi.

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