Le nuove tecnologie che entrano nelle nostre vite in questo anno
Massimo Carpinelli*.
Nei primi mesi di questo nuovo anno è interessante riflettere su quali risultati scientifici aspettarsi e quali tecnologie entreranno nelle nostre vite. Nel 2026 entrerà in funzione l’osservatorio Vera C. Rubin, che ospita un telescopio con uno specchio primario di 8.4metri, il più sofisticato mai costruito per osservare il cielo. Si trova sul Cerro Pachón in Cile, alle pendici delle Ande al confine del deserto di Atacama, in uno dei posti al mondo con minore inquinamento luminoso. Già nel 2025 alcune immagini sono state raccolte mostrando un potenziale di scoperta enorme.
Il cuore del telescopio è la telecamera digitale più grande al mondo, le dimensioni sono quelle di una piccola automobile. La telecamera che può ricostruire immagini del cielo con una risoluzione mai raggiunta grazie a circa 3 miliardi di pixel; ogni immagine corrisponde a una frazione del cielo delle dimensioni di circa 45 lune piene. Nonostante le dimensioni il telescopio può essere mosso e orientato con grande velocità, raccogliendo una immagine ogni 30 secondi, coprendo tutto l’emisfero meridionale del cielo in 3 4 notti di osservazione. I dati raccolti nei prossimi dieci anni daranno immagini del cielo con una profondità e una risoluzione mai viste, osservando galassie lontane dalla Terra anche miliardi di anni luce. Lo scopo non è solo costruire un catalogo dettagliato, ma studiare problemi fondamentali come l’origine della materia oscura e della energia oscura. Una parte dei dati dell’osservatorio Rubin verranno presi in coincidenza con gli osservatori di onde gravitazionali Ligo negli Stati Uniti, Virgo in Italia, e Kagra in Giappone, con risultati potenzialmente rivoluzionari sull’origine dell’Universo. L’osservatorio è stato dedicato a Vera C. Rubin, una grande astronoma americana il cui nome, è legato alla scoperta che nell’Universo esiste materia, diversa da quella che noi conosciamo, non associata a emissione di luce, per questo chiamata materia oscura, la cui natura è ancora sconosciuta e oggetto di ricerca. Vera Rubin è anche considerata una paladina e un esempio del ruolo che le donne devono avere nella Scienza, perché in prima persona ha dovuto lottare per poter portare avanti le sue ricerche e affermarsi in un mondo scientifico che la ostacolava. Questo progetto è finanziato principalmente dalla National Science Foundation e dal Department of Energy, che hanno subito notevoli tagli da parte della amministrazione americana, ma si spera che comunque possano arrivare importanti risultati già nel 2026. Sempre guardando allo spazio il 2026 dovrebbe essere l’anno in cui nuovamente gli esseri umani viaggeranno verso la Luna. Nell’ambito della missione Artemis II della NASA, quattro astronauti dovrebbero andare ad orbitare intorno alla Luna con il velivolo spaziale Orione. Questo progetto è stato più volte ritardato ma il 2026 potrebbe essere l’anno giusto. Altre missioni non con esseri umane sono previste sulla Luna da parte della Cina e dell’India. Il Giappone lancerà la missione MMX Martian Moons eXploration, che raggiungerà Marte nel 2027, senza però atterrare, per studiare le due piccolo lune di Marte: Phobos e Deimos. Nel campo delle scienze biomediche continuerà l’impulso all’editing genetico, cioè alla possibilità di studiare e modificare il DNA a scopi terapeutici. Dovrebbero iniziare importanti trial medici per arrivare a terapie geniche personalizzate per la cura di malattie genetiche infantile rare.
Nel Regno Unito è prevista la pubblicazione dei risultati di un ampio trial clinico per arrivare a diagnosticare numerosi tipi di cancro prima che si manifestino i sintomi attraverso l’osservazione del DNA tumorale presente nell’organismo. I farmaci a RNA o mRNA, di cui i più noti sono i vaccini per il Covid-19 continueranno a essere sviluppati. I farmaci per la cura del diabete e perdere peso basati sulla semaglutide, di cui i più famosi sono Wegovy and Ozempic, sono diventati nel 2025 un caso commerciale e in un certo senso culturale. Se ne stanno ora però studiando anche le proprietà per la cura di altre patologie, soprattutto cardiovascolari, scoperte inizialmente come effetti collaterali. Inoltre, nel 2026 scadranno i brevetti per la produzione della semaglutide che dovrebbero portare a una maggiore diffusione soprattutto nei paesi più poveri dove finora è stata limitata dall’altro costo. In campo energetico, nonostante il rinnovato interesse degli Stati Uniti per il petrolio, si continueranno a sviluppare le energie rinnovabili, la geotermia, il nucleare a fissione, soprattutto quello delle centrali piccole e compatte, che potrebbero facilmente alimentare i data center necessari all’Intelligenza Artificiale, l’energia del futuro, la fusione nucleare, sperando che non rimanga quella del futuro. Passando alle tecnologie emergenti il 2026 potrebbe essere l’anno della diffusione dei taxi a guida automatica, che già si vedono con regolarità a San Francisco e nella Silicon Valley e soprattutto dei robot umanoidi, un altro prodotto della tecnologia anticipato dal cinema di fantascienza, nel bellissimo film Metropolis di Fritz Lang del 1927. Esistono già ditte statunitensi che li vendono, ma è soprattutto la Cina che ha un vantaggio con la ditta Unitree, leader del mercato.
Oggi sicuramente non sono robot in grado di entrare in una cucina e preparare un caffè, anche perché l’obiettivo non è quello di sostituire i collaboratori domestici ma automatizzare completamente i lavori fisici, nelle parole del solito visionario Elon Musk. Nello scenario del 2026 non può mancare ovviamente l’Intelligenza Artificiale, che sta guidando lo sviluppo dell’elettronica e ora anche quello del mercato energetico con i data center che cominciano ad assorbire energia più delle industrie tradizionali. L’Intelligenza artificiale sta aiutando molti scienziati a produrre importanti risultati scientifici e in questo ambito una linea di sviluppo interessante potrebbe essere quella di superare i Large Language Model, quelli di ChatGPT, che sono costosi e complicati da istruire, ma usare modelli più piccoli e specializzati, senza produrre testi ma analizzando una rappresentazione matematica dell’informazioneper risolvere problemi logici. L’intelligenza artificiale sta però scatenando paure per l’utilizzo indiscriminato di dati personali, la perdita dei posti di lavoro, la discriminazione culturale, il costo energetico, la possibilità che stia producendo una bolla speculativa, fino agli scenari catastrofisti del controllo dell’umanità da parte delle macchine intelligenti. Invece di spaventarsi, la cosa giusta è studiare non solo l’intelligenza artificiale ma quella umana, per comprendere fino in fondo le enormi potenzialità della mente umana, che sviluppa tecnologia e interpreta le leggi fondamentali della Natura, augurandosi che ci siano sempre esseri umani disposti a lavorare insieme fraternamente, per il bene di tutta l’Umanità.
*Massimo Carpinelli è direttore del Centro Ego di Cascina (Pisa), ordinario di fisica all’università Bicocca di Milano ed ex rettore dell’ateneo di Sassari





