Le celebrazioni della Cgil nascondono un errore storico e la crisi del sindacato
Alessandro Palumbo.
Le celebrazioni dei 120 anni dalla fondazione della CGIL sono l’occasione per fare chiarezza della storia sindacale e per tentare di capire prospettive e ruoli dei sindacati nel prossimo futuro.
La cornice della Scala e la presenza del Presidente della Repubblica hanno nobilitato l’anniversario.
Il segretario generale della CGIL Landini ha tenuto un discorso che ha sottolineato una continuità,in realtà mai esistita, rivendicando un ruolo politico del sindacato.
La indubbia capacità di Landini di cavalcare ogni protesta e di porsi come interlocutore politico ci fa dimenticare la complessità della storia sindacale e soprattutto la crisi strisciante che il sindacato vive.
La storia della CGIL come oggi la conosciamo è difficilmente connessa in maniera lineare con la fondazione nel 1906 della CGdL, non è solo una questione semantica. La CGdL nasce riunificando gli spezzoni sindacali delle singole realtà economiche, all’inizio rappresenta 250.000 iscritti per crescere rapidamente sino a 2 milioni, la sua impronta è riformista, il suo fondatore e primo segretario Rinaldo Rigola è un socialista riformista che aderirà al PSU di Matteotti e Turati, la sua battaglia principale riguarda le otto ore di lavoro, non la rivoluzione.
Sarà il biennio rosso 1920/22 che darà al sindacato una impronta più rivoluzionaria.
Le vicende sindacali e personali di Rigola divergeranno radicalmente. La storia sindacale segue le vicende della democrazia italiana con il fascismo, sarà sciolta nel 1927, per rinascere nel 1944 con il patto di Roma tra sindacalisti cattolici, (Grandi), Comunisti,( Di Vittorio) e socialisti, (Canevari).
Il suo promotore il socialista riformista Bruno Buozzi fu fucilato dai nazisti in fuga appena 6 giorni prima della firma.
Il nome cambia, sparisce la d e si inserisce la i di italiana, non è un cambio solo di vocale e consonante, fu imposto dalla componente cattolica per evidenziare il suo carattere di indipendenza dai partiti.
Non una rottura, ma un cambio di impostazione rispetto alla vecchia sigla.
Ma non sarà cosi, perché appena nel 1948, dopo l’attentato a Togliatti e lo sciopero generale proclamato, i sindacalisti cattolici uscirono per fondare quella che poi sarebbe diventata la CISL, appena due anni dopo uscirono anche i sindacalisti socialdemocratici e repubblicani per fondare quella che dopo qualche peripezia sarebbe diventata la UIL.
Difficile dire quindi che la attuale CGIL sia l’assoluta erede di questa storia complicata.
Il patto di Roma è il momento al quale i tre sindacati si possono richiamare per rivendicarne lo spirito.
Gli anni hanno visto poi un riavvicinarsi dei tre sindacati che dopo il 1968 sigleranno un patto di azione che vedrà la confederazione CGIL-CISL-UIL che durerà fino al 1994, quando il blocco della scala mobile voluto dal governo Craxi li vedrà su fronti contrapposti; CGIL da una parte e CISL e UIL dall’altra.
Questa breve sintesi delle vicende sindacali ci aiuta a capire che il panorama sindacale è più complesso della semplificazione che la ricorrenza ha proposto, e offre più politiche che a volte sono contrapposte.
In questa breve sintesi va ricordata la rivoluzione culturale di Benvenuto alla UIL che conierà lo slogan di sindacato dei cittadini per sottolineare la volontà del sindacato di voler proteggere gli interessi generali e non solo quelli delle singole categorie di lavoratori. Ma cosa è il sindacato oggi e cosa rappresenta e quale è il suo futuro.
I numeri che possono darci un quadro sono sempre difficili da rintracciare, per una ritrosia sindacale nell’essere totalmente trasparente. I dati che riguardano la ricchezza sono delle stime che divergono sostanzialmente dal dichiarato. I bilanci sono parziali. Le stime parlano tra vantaggi diretti e indiretti di 3,5 miliardi anno, cifra tutta da verificare, l’unico dato certo sono la migliaia di beni immobili che possiedono.
La CGIL ha più di 5 milioni di iscritti ma quasi la metà sono pensionati, la CISL ha poco più di 4 milioni di iscritti con il 40% pensionati, la UIL poco più di 2 milioni ma solo meno del 30% pensionati.
Un dato che fa riflettere è che nel corso degli anni calano le percentuali degli iscritti pensionati, ma insieme calano gli iscritti complessivi. I pensionati ahime muoiono e non vengono sostituiti.
Se analizziamo i dati per fasce di età vediamo che gli iscritti al sindacato per gli over 50 sono il 40% dei lavoratori, ma se prendiamo i giovani (under 35) sono solo il 18%. Inoltre crescono gli iscritti ai vari sindacati autonomi che arrivano a oltre 4 milioni.
Complessivamente oltre 15 milioni di iscritti ai vari sindacati, un numero ancora rilevante anche se frammentato in realtà non omogenee.
Il dato che ci fa più riflettere è che a fronte di milioni di iscritti, migliaia di sindacalisti distaccati e un patrimonio estremamente ricco gli italiani hanno gli stipendi più bassi di tutta la UE. Un dato che ci dice delle gravi difficoltà e anche degli errori sindacali.
Il dato riflette certamente le carenze delle forze politiche e della classe imprenditoriale, ma è indubbio che i vari sindacati hanno le loro responsabilità.
Il crollo degli iscritti tra i giovani ci dice anche il cambiamento del mondo del lavoro, i giovani non si affidano e non si fidano dei sindacati, preferiscono affidarsi alla propria capacità personale di tutela, anche perché il loro ingresso nel mondo del lavoro a volte è stato reso più difficile dalle difese corporative sindacali.
Da tempo la CGIL ha risposto a questa crisi spostando la sua azione su una linea massimalista e su temi politici, anche internazionali, cosi facendo ha ribaltato il paradigma, non è più il sindacato guida dei lavoratori, ma si limita a cavalcare i temi del momento.
I giovani vanno in piazza per la Palestina non perché li porta la CGIL, è la CGIL che porta le sue bandiere per marcare una presenza. Preferisce essere opposizione al governo piuttosto che interlocutore delle forze imprenditoriali.
La CISL ha scelto la linea di trattare comunque per portare a casa quel che si può, diventando l’interlocutore privilegiato del governo, in una logica minimalista.
La UIL dopo un periodo di vicinanza quasi subalterna alla CGIL si sta progressivamente avvicinando alla politica attendista, mentre i sindacati autonomi si muovono nelle singole categorie con logiche corporative ed estreme.
Considerato la crisi epocale che il mondo del lavoro, stretto tra IA e robotica, sta vivendo le risposte sindacali sembrano ben poca cosa e lontane anni luce dai veri temi del futuro.
Orari di lavoro, formazione, benessere nel posto di lavoro, sicurezza, equilibrio tra lavoro e vitaprivata, welfare allargato, sono le sfide che il mondo del lavoro deve affrontare e che il mondo sindacale dovrebbe essere pronto a porre sul tappeto in maniera anche rivoluzionaria, se occorre, rispetto a vecchie logiche.
Per questo andrebbe riscritto un nuovo patto sindacale che ritrovasse lo spirito del Patto di Roma,che voleva un sindacato autonomo e forte, e insieme recuperata la visione moderna del sindacato dei cittadini, che voleva un sindacato attento non solo agli aspetti salariali, ma a tutti gli aspetti della vita del lavoratore che è un cittadino che nella sua vita deve affrontare mille problemi.
Il sindacato deve profondamente rinnovarsi anche nei suoi quadri, ritrovare un atteggiamento pragmatico, ma non arrendevole, accettare le sfide della cogestione e della cooperazione, rinunciare a velleità politicanti.
Il sindacato rimane, in questo mondo polverizzato, uno dei pochi enti intermedi, deve assolutamente ritrovare una leadership capace di leggere il futuro e proporre soluzioni confrontandosi con imprenditori e governo.
Tornando alle celebrazioni della CGIL, Landini ci propone una visione arcaica del mondo, la sua politica sindacale è il frutto della incapacità culturale di leggere il futuro, non basta elencare i mali del mondo con una posa barricadera, rinunciando ad ogni compito anche educativo, perché questo atteggiamento non è altro che lo specchio della profonda crisi del sindacato. Un errore del genere ne Di Vittorio, ne Lama lo avrebbero commesso.





