Lazzaro Papi medico, militare, giornalista dalle molteplici esperienze
Roberto Pizzi.
Nel precedente articolo dedicato alla Stampa lucchese nel periodo dei Baciocchi abbiamo citato il nome di Lazzaro Papi, figura di intellettuale poliedrico che fu collaboratore del giornale locale la Gazzetta di Lucca del 1806.
Era nato il 23 ottobre del 1763 a Pontito, paesino nella valle del torrente Pescia nella Valdinievoleche fino al 1928 fu parte integrante della provincia di Lucca. Lazzaro Papi , studiò in questa città, acquisendo una buona cultura e sottraendosi alla carriera ecclesiastica voluta dalla famiglia.Vedovo dopo un breve matrimonio, emigrò in India dove svolse la professione di medico, intraprendendo poi la carriera militare nell’esercito coloniale inglese. Visse lungamente all’estero per desiderio di avventura e per guadagnarsi la vita, tornando a Lucca all’inizio dell’800 e rimanendovi fino alla morte (25/12/1834). Arricchito da profonde esperienze di vita e con un notevole bagaglio culturale anche nel campo della letteratura antica e moderna, particolarmente di quella inglese, lasciò testimonianza dei suoi studi con prose e versi di vario genere, ma soprattutto con la traduzione de “Il Paradiso perduto“, opera dell’umanista inglese John Milton, in qualche modo ricollegabile a Lucca per la sua amicizia fraterna con Carlo Diodati, per i suoi rapporti con lo zio di quest’ultimo, il teologo calvinista Giovanni Diodati e per la visita alla nostra città, nel 1639, durante quel “viaggio in Italia” tipico di ogni buon intellettuale d’allora. Oltre a tale traduzione, di rilievo fra le opere del Papi, le “Lettere sulle Indie Orientali” ed i ” Commentari della Rivoluzione francese“, della quale si evidenziano anche gli effetti benefici sulla società contemporanea. Fu amico della famiglia dei patrioti Cotenna, dei quali frequentava la villa di Monte S. Quirico ed era estimatore del precoce estro poetico della loro figlia Cleobulina, che a solo 4 anni recitava senza incertezze i versi dell’Alfieri, lasciandolo incantato. Eppure, Lazzaro Papi non si sottrae alle contraddizioni della “lucchesità”: al servizio degli inglesi prima, poi a Lucca dove collabora con i francesi, diventando bibliotecario di corte, redattore della Gazzetta di Lucca, segretario dell’ accademia degli Oscuri. Disponibile, poi, ad accettare gli incarichi del nuovo governo restauratore dei Borboni, egli ricondurrà i fermenti di ricerca, la voglia di esperienza e di apertura mentale nell’ambito della sua piccola terra nativa, alla quale era ritornato in una sorta di “regressus ad uterum”, per coltivare, come Candido di Voltaire, il proprio orto.





