#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

La scommessa di Washington, disarmare Hezbollah per blindare il Libano

Ariel Piccini Warschauer.

Il dossier Libano cambia pelle, o almeno prova a farlo sulla carta dei nuovi accordi diplomatici. Mentre le batterie dell’IDF continuano a monitorare il perimetro della Blue Line, da Gerusalemme filtra un’indiscrezione che delinea la nuova strategia americana: non più solo un cessate il fuoco tattico, ma un processo di disarmo strutturale di Hezbollah a guida statunitense.

Un alto funzionario israeliano, in un colloquio esclusivo con il Jerusalem Post, ha tracciato una linea netta tra il fallimento delle bozze di novembre 2024 e l’attuale quadro negoziale, definito “significativamente migliorato”. Ma dietro l’ottimismo della diplomazia si nasconde un puzzle militare dai pezzi ancora incandescenti.

Rispetto ai tentativi di fine 2024, il nuovo schema poggia su tre pilastri che Israele considera vitali:

Non ci si affida più solo alla “buona volontà” dei caschi blu dell’UNIFIL o dell’esercito libanese (LAF), spesso accusato di voltarsi dall’altra parte. Gli USA intendono guidare un meccanismo di monitoraggio internazionale con poteri d’intervento più incisivi.

L’obiettivo dichiarato è la rimozione sistematica delle postazioni d’attacco di Hezbollah a sud del fiume Litani.

Gerusalemme ha ottenuto rassicurazioni sulla libertà d’azione nel caso in cui il “Partito di Dio” dovesse tentare una nuova infiltrazione o il riarmo tecnologico via Siria o Iran. Il ruolo di Washington è il vero pivot dell’operazione. Gli Stati Uniti non si limitano a fare da mediatori, ma si propongono come garanti del disarmo. È una scommessa ad alto rischio: trasformare Hezbollah da milizia pesantemente armata (una “procura” iraniana con capacità statuali) a forza puramente politica.

Tuttavia, la realtà del terreno insegna che Hezbollah non ha mai rinunciato volentieri al proprio arsenale, considerato l’unica polizza d’assicurazione contro Israele e il cardine della propria rilevanza interna in Libano.

Perché oggi il clima è diverso? La risposta sta nel logoramento. I raid mirati che hanno decapitato i vertici del gruppo e la distruzione dei tunnel lungo il confine hanno indebolito la posizione contrattuale di Beirut. L’ufficiale israeliano parla di una situazione “molto migliorata” perché, per la prima volta, la pressione militare sembra aver creato un varco politico dove prima c’erano solo veti incrociati.

Resta da capire se il governo libanese avrà la forza – e la copertura internazionale – per imporre il disarmo a un’organizzazione che, nonostante i colpi subiti, rimane radicata nel tessuto sociale e militare del Paese. La strada verso il Litani resta stretta e piena di mine, non solo metaforiche.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti