La resistenza del sistema sanitario nazionale alle prese con il consolidamento dei privati
Giuseppe Roma su InPiù si occupa della sanità. Nell’era della iper connessione, singoli episodi o esperienze personali riescono a orientare le opinioni dominanti più dei dati. Nel caso della sanità, poi, il sentimento comune è quanto meno ambivalente, dividendo chi mostra una decisa insoddisfazione da chi riconosce una certa tenuta del sistema. L’Agenas, l’agenzia che studia i sistemi sanitari regionali, ha recentemente misurato i tempi delle liste d’attesa, mettendo in evidenza un miglioramento. Nel primo semestre 2026, hanno raggiunto i 15 milioni le richieste di prestazioni (prime visite e accertamenti diagnostici), 1,7 milioni in più (pari al 12,8 %) rispetto al primo semestre 2025. A questi ritmi la domanda di prestazioni è destinata a raddoppiare in appena 8 anni. Lo studio rileva come nel 78,5% dei casi siano stati rispettati i tempi previsti con un aumento rispetto allo scorso anno, quando ci si era fermati al 76,4%.Tuttavia, la previsione dei tempi per accedere alle prestazioni, basata sulla gravità delle patologie, si estende fino a 120 giorni. Tempi “regolari”, talvolta lunghi, che spiegano il diffuso scontento per le liste d’attesa, anche in presenza di miglioramenti.
Le famiglie con maggiori disponibilità reddituali o i dipendenti coperti dal welfare aziendale rispondono alla crescente domanda di salute rivolgendosi al privato. Con 36,3 miliardi di euro, la spesa di tasca propria copre il 20% di quella complessiva, anche perché l’investimento statale è sottodimensionato, incidendo per il 6,4% del Pil rispetto a una media Ocse del 7,1%. Sotto il profilo sociale, la difficoltà a ottenere risposte tempestive per chi può rivolgersi solo al sistema sanitario nazionale provocano evidenti diseguaglianze. Per quanto riguarda l’economia, con la sanità privata si sono creati anche in Italia grandi imprese. Secondo Mediobanca, i primi cinque gruppi italiani hanno fatturato nell’ultimo anno 6,2 miliardi, con un aumento del 3,7% rispetto all’anno precedente, in particolare per l’assistenza agli anziani e i servizi ospedalieri. Quello della sanità è un comparto a elevata valenza politica vista l’incidenza sulla vita delle persone. Le dinamiche demografiche lo metteranno sempre più sotto pressione. Non ci si può limitare ad agitare qualche slogan tanto condivisibile quanto privo di effetti concreti. L’organizzazione pubblica resta il cardine fondamentale del sistema, che potrà gestire, col massimo rigore, l’apporto di un comparto privato (profit e non profit) ormai consolidato e dinamico.





