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La battaglia sul Monte, Confindustria e 5 Stelle nazionali fanno il tifo per Intesa Sanpaolo

Nel grande teatro del risiko bancario italiano, il colpo di scena va in onda rigorosamente a telecamere spente, ribaltando come un guanto le certezze del mercato. Lo scrive il Quotidiano Nazionale. Mentre tutti i radar di Piazza Affari erano sintonizzati sull’attesa di un’offerta di Banco Bpm su Montepaschi per rispondere al fuoco dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo, la realtà tessuta nei salotti buoni della finanza viaggia in direzione ostinata e contraria: la contromossa è reale, ma è Siena a muovere su Milano. È questa la “terza via”, lo scenario inedito e attualmente ritenuto più convincente dai registi della partita: gli ad di Mps, Luigi Lovaglio, e di Banco Bpm, Giuseppe Castagna

I due banchieri, supportati da settimane di contatti sotterranei condotti nel riserbo più assoluto anche tramite intermediari, stanno cercando la quadra per una vera e propria fusione alla pari. Un’operazione gestita nel riserbo più assoluto, al punto da far mormorare i consiglieri di minoranza senesi, lamentatisi di un deficit di informazione, ma che potrebbe subire un’accelerazione repentina. L’obiettivo sul tavolo è la convocazione dei rispettivi cda straordinari già entro questa settimana, bruciando sul tempo le sedute ordinarie del 5 e 6 agosto, già in calendario per l’approvazione di conti semestrali che si preannunciano eccellenti per entrambi gli istituti.

L’ingegneria di questa superbanca ha già i suoi architetti schierati: Citigroup e Goldman Sachsassistono Piazza Meda, mentre Ubs, Bank of America e Vitale Borghesi (quest’ultimo suggerito dagli indipendenti) blindano le mosse di Rocca Salimbeni. L’assetto di potere del nuovo colosso nazionale è delineato: a Lovaglio andrebbe la poltrona della presidenza, mentre Castagna manterrebbe le redini della guida operativa. Ma l’urgenza di chiudere in fretta è dettata da un cronometro implacabile.Carlo Messina di Intesa SanpaoloCarlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, ha già depositato in Consob lo scorso 27 giugno la sua maxi-offerta, un pacchetto da 30,6 miliardi che valorizza le azioni senesi a 10,091 euro (offrendo 1,6 azioni Intesa e un euro cash, con un premio del 12,5%) e che potrebbe partire tra ottobre e novembre. Si tratta di una proposta che analisti come Kepler ed Equita giudicano di forte attrattività e priva di reali alternative sul mercato, avendo peraltro già incassato i riscontri favorevoli dei grandi investitori in un recente road show. 

Per convincere i soci a voltare le spalle a Ca’ de Sass, Lovaglio e Castagna mirano a incassare il via libera al cosiddetto “Danish Compromise”, fondamentale per alleggerire l’assorbimento di capitale, ma soprattutto preparano un clamoroso asso nella manica: mettere sul mercato una fetta del prezioso 13% detenuto in Assicurazioni Generali tramite Mediobanca. Questa cessione consentirebbe di finanziare un maxi-dividendo per ingolosire gli azionisti della nuova entità, ripagandoli del mancato incasso dell’offerta di Intesa Sanpaolo.

I rischi di esecuzione, tuttavia, restano alti e disseminati di ostacoli. Sul fronte giudiziario, subito dopo l’estate, il tribunale di Milano dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per Lovaglio e altri imputati in merito all’inchiesta sull’operazione Mediobanca. Ma l’ostacolo più impervio è di natura squisitamente geopolitica e porta i colori della bandiera francese. Il Crédit Agricole, dominus silenzioso ma onnipresente, è recentemente salito al 29,3% in Banco Bpm, blindando di fatto il ruolo di ago della bilancia

Questa ombra transalpina ha fatto scattare l’allarme rosso a Roma: il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco ha presentato un’interrogazione urgente al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, evocando il rischio di una cessione di sovranità finanziaria. Il timore di Turco è che il benestare di Parigi alla fusione venga “apparecchiato” concedendo ampi spazi di manovra sul territorio italiano ad Amundi nel risparmio gestito e ad Agos nel credito al consumo. 

Anche il vertice di Confindustria non nasconde la propria preoccupazione per il Paese, esprimendo apprezzamento per l’operazione Intesa-Unipol su Mps. Una preoccupazione di sistema che si salda in tempo reale con la levata di scudi delle istituzioni toscane. Provincia, Comune di Siena e Regione Toscana hanno fatto blocco unico, chiedendo un incontro urgente al Mef e supplicando il Tesoro di non cedere il suo residuo 4,8%. Nella loro lettera, gli enti locali hanno piantato quattro paletti non negoziabili per accettare il riassetto: tutela dell’occupazione, sostegno all’economia del territorio, autonomia direzionale e garanzia assoluta che l’headquarter resti ancorato a Siena.

La battaglia sul Monte, Confindustria e 5 Stelle nazionali fanno il tifo per Intesa Sanpaolo

Se oltre a Giani, Fabio e Carletti

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