#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Il tuono di Elbit sul fronte Nord, la nuova dottrina dell’artiglieria israeliana

Ariel Piccini Warschauer.

Il debutto operativo del Ro’em nel sud del Libano non è solo un aggiornamento di inventario per l’IDF. È un segnale. Mentre le batterie del 282° Reggimento aprono il fuoco contro le rampe di Hezbollah, Gerusalemme invia un messaggio chiaro sulla profondità e la velocità della sua capacità di risposta.

Per decenni, il pilastro della potenza di fuoco indiretta israeliana è stato il vecchio M109, un “mulo” cingolato di concezione americana, affidabile ma ormai rallentato dal peso degli anni e da una gittata che faticava a competere con le nuove minacce asimmetriche. Il Ro’em – il “Tonante”, basato sul sistema Sigma 155 di Elbit Systems – cambia la grammatica dello scontro.

I tre pilastri del Sigma

Il passaggio dai cingoli alle ruote (su telaio Oshkosh 10×10) risponde a una necessità precisa: la mobilità. In un teatro come quello del Libano meridionale, dove il terreno è impervio e la minaccia dei droni russi o iraniani è costante, la capacità di “sparare e fuggire” (shoot and scoot) è vitale. Il Ro’em può posizionarsi, scaricare una salva e scomparire prima che i radar di controbatteria nemici possano triangolare la posizione.

Ma il vero cuore del sistema è l’automazione estrema con una velocità di tiro senza precedenti. La torretta robotizzata elimina l’errore umano e la fatica. Dove prima serviva una squadra numerosa, oggi bastano tre uomini chiusi in una cabina blindata e climatizzata. Il sistema è integrato nel network dell’intelligence: Il bersaglio individuato da un drone o da un sensore di confine viene trasmesso istantaneamente al computer di bordo, che orienta la canna da 52 mm in pochi secondi. Con i proiettili a propulsione assistita, il Ro’em può colpire ben oltre la linea del fronte, raggiungendo santuari logistici che Hezbollah riteneva al sicuro.

Oltre la tattica

L’impiego in combattimento del Sigma 155 serve anche da vetrina tecnologica. In un mercato globale della difesa sempre più affamato di artiglieria mobile — lezione appresa a caro prezzo sui campi di battaglia ucraini — Israele dimostra di avere una soluzione “combat proven”.

Tuttavia, l’aspetto tecnico non deve oscurare quello politico. L’integrazione del Ro’em avviene mentre la tensione con l’asse sciita è ai massimi. Automatizzare l’artiglieria significa poter sostenere ritmi di fuoco elevatissimi con meno personale esposto, un fattore critico per un esercito che deve gestire contemporaneamente più fronti e il logoramento delle riserve.

Il “Tonante” ha iniziato a sparare. E la sua precisione sembra aver già influenzato i calcoli di Hezbollah e dei suoi padrini a Teheran, costretti ad un precipitoso cessate il fuoco. 

Il tuono di Elbit sul fronte Nord, la nuova dottrina dell’artiglieria israeliana

Uno non vale uno e Schlein non

Il tuono di Elbit sul fronte Nord, la nuova dottrina dell’artiglieria israeliana

La tregua appesa a un filo, Bibi

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti